Ricatto a D’Alfonso, udienza tra un mese

20 Novembre 2018

Dal gup il 20 dicembre Giuseppe Cantagallo, la moglie, la figlia e il medico accusato di favoreggiamento

PESCARA. Il 20 dicembre prossimo Giuseppe Cantagallo, insieme alla moglie Filomena Pilone, alla figlia Dana Cantagallo e al medico aquilano Carmine Marini, dovrà presentarsi davanti al gup per rispondere della tentata estorsione da 130 mila euro ai danni di Luciano D'Alfonso.
Cantagallo, che è un tecnico geometra, è finito nei guai nella sua qualità di teste chiave del processo Mare-monti, dove peraltro non si è mai presentato e la prossima volta dovrà farlo accompagnato dai carabinieri. La tentata estorsione all'ex governatore è proprio relativa alla sua deposizione: testimonianza di rilievo in quanto a suo tempo fece scatenare l'inchiesta sulla mancata realizzazione della strada statale 81 che, dopo la prescrizione dei reati per tutti gli imputati (D'Alfonso rinunciò alla prescrizione e venne assolto nel merito dalla Corte d'Appello dell'Aquila), oggi prosegue soltanto per l'eventuale responsabilità delle società coinvolte.
Alla vigilia dell'udienza nella quale Cantagallo avrebbe dovuto deporre, quest'ultimo fece arrivare a D'Alfonso un messaggio che aveva per oggetto "segnale di pace": «Buongiorno, credo che sia arrivato il momento di mettere da parte vecchi rancori. Ragion per cui, avendo ricevuto l'avviso di comparizione in tribunale per il giorno 21.11.17, se tu vuoi che non venga penso sia arrivato il momento che tu mi liquidi la somma di euro 130.000 sul conto che ti dico nel rigo successivo». D'Alfonso girò subito la mail in procura, facendo scattare l'indagine su Cantagallo. E sugli sviluppi di questa inchiesta, grazie a intercettazioni, scattò il coinvolgimento della sua famiglia e del medico. Per sottrarsi all'interrogatorio in procura dopo l'avviso di garanzia ricevuto per la tentata estorsione, Cantagallo presentò un certificato medico di Marini, oggi chiamato in causa dalla procura per favoreggiamento, mentre moglie e figlia per falso, in qualità di istigatrici e utilizzatrici della certificazione medica incriminata del 24 marzo scorso, «atto nel quale», si legge nel capo di imputazione, «si dava implicitamente conto del fatto che il Cantagallo fosse in cura dal professor Marini, benché lo stesso non l'avesse più visitato da diversi anni».
Il medico, dunque, «ometteva di evidenziare che il paziente in realtà non fosse stato sottoposto ad alcuna visita diagnostica da parte del medesimo Marini oramai da diversi anni. In tal modo, aiutava Cantagallo a eludere le investigazioni avviate a suo carico».
A scoprire il tutto, il procuratore aggiunto Mantini è arrivato dopo aver dato incarico ai carabinieri forestali di andare ad acquisire dal medico la documentazione relativa al rapporto con il paziente, non prima di aver messo sotto controllo il telefono del professionista. Così, quando gli investigatori si recano nel suo studio per richiedere le carte, che il medico non aveva, quest'ultimo chiama immediatamente al telefono la moglie di Cantagallo e si incastra da solo. Le dice, in sostanza, quello che era accaduto, sottolineando che sono anni che non visita Cantagallo, che adesso ha timore di essere coinvolto nella vicenda giudiziaria per tutti quei falsi certificati rilasciati, e teme di finire in galera. (m.cir.)