Ricostruzione, scatta il sequestro di oltre 400 pratiche sospette
Secondo intervento della Forestale, in sette mesi, nell’ufficio territoriale di Bussi e negli studi di progettazione dell’Umbria con 5 perquisizioni e un nuovo indagato per l’inchiesta sulla corruzione
BUSSI SUL TIRINO. Intervento mirato ieri all'ufficio territoriale per la Ricostruzione (Utr) di Bussi da parte del corpo forestale dello stato al sequestro di oltre 400 pratiche di progettazione pubblica e privata riguardanti i nove centri che fanno capo all'area omogena numero 5 del cratere sismico.
Gli agenti, coordinati dal comandante generale regionale Ciro Luongo, si sono mossi su ordine dei pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio in relazione all'inchiesta che, lo scorso 29 aprile, iscrisse nel registro degli indagati per corruzione due operatori di Bussi: il responsabile dell'Utr Angelo Carmine Melchiorre e l'imprenditore di Foligno, Stefano Roscini con accuse ancora tutte da verificare. Azione parallela e contemporanea è stata compiuta in Umbria con 5 perquisizioni negli uffici tecnici privati di progettazione tra Perugia e Gubbio, sempre a opera degli agenti forestali, guidati dal comandante generale Guido Conti (ex responsabile provinciale della Forestale di Pescara). In Umbria, si è aggiunto un nuovo indagato. Il bliz di ieri, con i realtivi sequestri, è lo sviluppo dell'inchiesta avviata sette mesi fa in seguito a un esposto anonimo. L'indagine della magistratura pescarese, secondo quanto si è appreso, mira a far luce sulle modalità di affidamento dei lavori di ricostruzione privata a diverse ditte gestite da società con sede a Perugia.
Interventi, secondo le ipotesi accusatori,che avrebbero riguardato anche la progettazione in violazione della cosiddetta legge Barca che prevede la firma di società e studi tecnici locali sui progetti di ricostruzione. L'indagine avrebbe fatto emergere una rete di conoscenze e connivenze fra i vertici dell'Utr di Bussi, alcuni imprenditori impegnati nella ricostruzione, presidenti dei consorzi di proprietari e altri soggetti interessati a beneficiare dei fondi per la ricostruzione privata degli edifici danneggiati dal sisma del 2009. Il sequestro dei progetti dunque è finalizzato a rintracciare collegamenti, connivenze, prove a sostegno delle prime evidenze venute fuori dalla indagini.
L'intero ammontare delle centinaia di pratiche che ora saranno passate al setaccio è stimato in circa 100 milioni di euro. I progetti riguarderebbero lavori di ricostruzione privata e pubblica. In particolare, grazie a ipotesi di connivenze con ditte "amiche" sarebbero stati pagati stati di avanzamento dei lavori, per centinaia di migliaia di euro, senza che queste ultime fossero in regola con il Durc, altri documenti di tipo amministrativo, oppure con le tempistiche indicate dalla normativa sulla ricostruzione. Nel corso delle indagini si è riscontrato ad esempio che i Durc, a volte, non venivano presentati, erano scaduti o irregolari, relativi a lavori diversi oppure falsificati.
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