Ricoveri gonfiati nuove intercettazioni

11 Ottobre 2016

Oggi si torna in aula per l’udienza preliminare a carico di Chiodi e Baraldi Le telefonate rivelano: conti sbagliati per Villa Pini, ma la Regione pagò lo stesso

PESCARA. Oggi torna in aula, per un’altra udienza preliminare, il processo sui tetti di spesa delle cliniche private. Risalgono al 2010 i reati contestati ai 5 imputati, l’ex presidente della Regione di Forza Italia Gianni Chiodi, l’ex subcommissaria alla Sanità Giovanna Baraldi, l’ex assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni (Forza Italia) e due tecnici dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari: con il processo ancora in fase di udienza preliminare, è probabile che il dibattimento inizi solo nel 2017 quando i reati di falso, violenza privata e abuso d’ufficio, saranno a un passo dalla prescrizione.

Nuove intercettazioni. Al centro dell’udienza ci saranno anche le intercettazioni e, in conversazioni inedite, si parla di «milionate di euro» per pagare «ricoveri illegali» a Villa Pini. A dirlo, in un colloquio con la Baraldi, è l’ex direttore generale della Asl di Chieti Francesco Zavattaro (non indagato). Le telefonate ripercorrono una settimana decisiva per la sanità abruzzese, quella tra il 21 e il 28 aprile 2010, che inizia con i titolari delle cliniche che accettano i tagli di circa 40 milioni di euro della Regione e finisce con la Regione stessa che si accorge di un «errore catastrofico» negli importi per i ricoveri nelle case di cura. A usare proprio la parola «catastrofico» è la Baraldi, tecnico inviato dal governo Berlusconi per rimettere ordine nei conti disastrati della sanità.

Numeri sbagliati? Il 21 aprile di 6 anni fa, al termine di uno scontro senza precedenti tra Regione e cliniche, gli imprenditori firmano gli accordi. Contratti estorti, sostiene l’accusa coordinata inizialmente dai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli prima dei rispettivi trasferimenti a Vasto e Sulmona. Dalle intercettazioni emerge che, una settimana dopo le firme, la Regione scopre che gli importi per Villa Pini sarebbero sballati e, di conseguenza, potrebbero viziare al ribasso anche quelli delle altre cliniche.

Il manager Asl rivela. È Zavattaro a informare la Baraldi, il 27 aprile: «Lì», dice al telefono l’ex manager riferendosi a Villa Pini, «c’era proprio l’inappropriatezza da illegalità, illegittimità, cioè hanno inappropriatezze folli, noi abbiamo contestato per milionate di euro all’anno, cioè anche riconoscerglielo adesso vuol dire in fondo mentire». Zavattaro parla dei rimborsi non dovuti per ricoveri gonfiati e dice alla Baraldi che potrebbe ridurre il budget di Villa Pini «almeno della metà».

Sfogo con Venturoni. Il giorno dopo il colloquio con Zavattaro, la Baraldi racconta tutto a Venturoni e dice che a Villa Pini sarebbe toccata una cifra molto più bassa, depurata dei ricoveri contestati: «Parlando con Zavattaro», dice, «io ho riflettuto sul tetto di Villa Pini che è stato sbagliato dall’inizio, nel senso che, giustamente, Zavattaro dice se c’erano dei ricoveri illegittimi di cui c’erano le prove, il tetto andava fatto sulla produzione pulita di ricoveri legittimi e questa cosa è spaventosa perché vuol dire che cioè il 50% noi potevamo tagliare, una cosa che io sono in crisi completamente su questa questione, perché è stato un errore catastrofico». Baraldi continua a spiegare all’allora assessore: «Io lo farò pesare, mi sono già data la mazzata, cioè noi abbiamo fatto un errore che forse poi aveva una ricaduta su tutte le strutture, non solo su di loro, perché quei 100 milioni poi sono diventati 40, insomma di legittimità, sicuramente sono da imputare a Villa Pini più di tutti, ma è stata una cosa grave per il fatto che ce ne siamo accorti adesso e io adesso cosa gli dico? Che gli taglio tutto perché ho scoperto... Oh, io posso dire anche così, io dico io l’ho scoperto adesso».

«Privilegio a Villa Pini». Dei conti di Villa Pini che non tornano, la Baraldi ne parla anche con un collaboratore, Lorenzo Venturini, uno dei tecnici imputati: «Però noi gliele dobbiamo dire le cose, questi privilegi che hanno glieli dobbiamo dire», dice alludendo a un imminente incontro con la dirigenza. Venturini conferma parlando di un «trattamento diverso e migliore»: «Loro hanno avuto un grosso privilegio comunque da questa metodologia, cioè la loro situazione di anomalia totale rispetto al resto del sistema ha fatto sì, paradossalmente, che loro che erano i più appropriati di tutti comunque avessero un vantaggio, questo sì perché me ne sono reso conto anche con i numeri io ieri».

«Non si può fare niente». In una telefonata con l’avvocato di Bologna Maria Rosaria Russo Valentini, consulente della Regione per il rientro dei debiti della sanità (non indagata), la Baraldi dice che non si può intervenire: «Il tetto che noi avevamo fatto, l’abbiamo fatto a gennaio, poi, in sostanza l’abbiamo riconfermato senza colpo ferire e invece io mi sono pentita».

Baraldi si «pente». Perché la Baraldi si sia pentita lo dice lei stessa: «Nel loro caso bisognava tenere conto che una commissione ispettiva aveva reso illegittimi più del 50% dei ricoveri, quindi, in sostanza avrei dovuto partire da quei ricoveri puliti». La Baraldi dice di averlo saputo tardi, solo dopo la firma dei contratti tagliati: «Quello che ti voglio dire che, chiaramente, le informazioni le vengo a sapere sempre... io l’ho saputo oggi da Zavattaro, non lo sapevo». Ma il quadro non cambia e il budget di Villa Pini resta invariato: «Non lo posso modificare a questo punto, capito? Però voglio informarli che le cose adesso le sappiamo, pertanto, che non pensino di chiederci degli altri vantaggi, capito?».

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