Riello, si chiude: a casa 63 lavoratori

La vertenza dell’azienda di Villanova di Cepagatti, a novembre scade la cassa integrazione
CEPAGATTI. È definitivo. Sessantatré lavoratori della Riello saranno ufficialmente licenziati a metà novembre prossimo.
Si chiude con amarezza la vicenda della fabbrica di Villanova di Cepagatti che a settembre scorso aveva annunciato la dismissione dello stabilimento e l’avvio della procedura di licenziamento collettivo di 71 dipendenti, nonché il trasferimento di 19 addetti alla ricerca e sviluppo nella sede di Lecco e Legnago. Da quel momento era scattata la mobilitazione generale.
«La cassa integrazione straordinaria si concluderà il 13 novembre prossimo», annuncia il segretario generale della Fiom Cgil Alessandra Tersigni, «e la Riello Spa comunica alle organizzazioni sindacali che 63 lavoratori verranno licenziati, in quanto impossibilitata ad “adottare ulteriori strumenti alternativi”. Allo scadere non ci sono possibilità e i lavoratori si ritroveranno con niente in mano. Era chiaro che i percorsi messi in campo nel tavolo regionale non erano tutelanti per i lavoratori. Ecco perché noi non firmammo l’accordo, e fummo gli unici, sulla chiusura dello stabilimento e sui licenziamenti, al contrario degli altri attori, assessore regionale e Confindustria compresi, che sulla proposta degli incentivi all’esodo con il contestuale licenziamento trovarono la quadra».
I sindacati avevano chiesto incontri alla Regione e ai ministeri competenti, e organizzato sit in di protesta davanti lo stabilimento. Nonostante i tentativi, si è anche cercato qualche acquirente, ma pure quella strada ha portato a un nulla di fatto.
«L’ipotesi del ricorso all’ammortizzatore sociale in deroga, nel novembre 2021, poteva far ben sperare a un anno di respiro e di impegno da parte di tutti per poter reindustrializzare il sito», spiega ancora Tersigni. «Ma la Riello non fu disposta a vincolare nessun acquirente alla riassunzione dei lavoratori Riello, sbandierando, assieme alle istituzioni, percorsi formativi orientati alla riqualificazione del personale».
Insieme alla Uilm, la Fiom Cigl ha lavorato su 22 conciliazioni. Persone che sono riuscite a trovare un nuovo posto e a reinserirsi nel mondo del lavoro.
«Ai restanti 63 lavoratori resta l’amara consapevolezza di essere stati abbandonati da una multinazionale e dalle istituzioni», chiude Alessandra Tersigni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

