Riello, via libera dei lavoratori all’intesa sulla cassa integrazione

28 Ottobre 2021

Con 65 voti favorevoli e 14 contrari il personale avalla l’ipotesi di accordo con l’azienda sugli incentivi La ratifica venerdì in Regione, poi al ministero. Nessun vincolo sul personale per eventuali acquirenti

CEPAGATTI. Via libera dei lavoratori della Riello all’ipotesi di accordo trovata martedì davanti all’assessore regionale Pietro Quaresimale e a Confindustria per l’uscita di scena del Gruppo Carrier, che ha deciso di chiudere il sito di Villanova di Cepagatti, dove si realizzano caldaie, e all’inizio di settembre ha annunciato 71 licenziamenti e 19 trasferimenti. Ieri i lavoratori hanno dato l’ok: sono arrivati 65 voti favorevoli e 14 contrari per cui ora resta solo da ratificare l’accordo, in Regione, dopodiché il 3 novembre si terrà un altro incontro al ministero dello Sviluppo Economico per arrivare all’attivazione della Cassa integrazione guadagni, a partire da novembre.
È proprio la cassa integrazione per cessazione uno dei 5 punti dell’accordo (che riguarda tutti i 90 addetti, compresi quelli che in un primo momento erano stati esclusi): sarà applicata per un anno a tutti gli addetti. La società e le istituzioni, poi, si impegnano al processo di reindustrializzazione del sito produttivo con la ricerca di nuovi acquirenti. Sono stati definiti, inoltre, gli incentivi ai lavoratori che, fatta salva la cassa integrazione, decideranno di lasciare l’azienda e anche gli incentivi per coloro che accetteranno il trasferimento ai siti produttivi del Nord Italia dove sarà spostata una parte della produzione. Dopo la votazione di ieri, Riccardo Nunziato (Uilm), che due giorni fa ha dato il via libera, ha messo in evidenza i punti positivi, gli obiettivi raggiunti. «Con questo accordo i lavoratori possono accedere finalmente alla cassa integrazione. In più, possiamo guadagnare tempo per un eventuale acquirente interessato a comprare il sito produttivo. Sono soddisfatto e orgoglioso», ha chiarito ricordando il percorso seguito fino ad oggi, «perché i lavoratori hanno deciso il loro futuro e sono stati loro a valutare la bontà dell’ipotesi di accordo» e il via libera è arrivato «con la stragrande maggioranza dei consensi. Non ci siamo fossilizzati sull’aspetto politico dell'intesa, come hanno fatto altri, e abbiamo preferito portare a casa il massimo possibile, sempre nell’interesse dei lavoratori. Questo era l’unico modo per tenere l’azienda al tavolo delle trattative, anche con l’aiuto della Regione. Il parere favorevole dei lavoratori è fondamentale per far sì che l’azienda non torni indietro da ciò che ha promesso».
Alessandra Tersigni della Fiom guarda invece agli obiettivi che potevano essere colti e sono sfumati. «Non è stato previsto un vincolo affinché la reindustrializzazione avvenga con i lavoratori della Riello. Quindi, se l’azienda rinascerà, sarà sì un risultato per il territorio ma non ci sarà continuità occupazionale. La “dote” di 5.000 euro riconosciuta a ciascun lavoratore non vincola nessun imprenditore ad assumere uno di questi addetti, ai quali si potrebbero essere preferite delle persone più giovani. Insomma, non si tratta di un vincolo, ma di una mancetta. Non ho firmato l’accordo perché ritenevo che si dovesse continuare a trattare e inserire anche questo aspetto, ma mi prendo altro tempo per decidere. Ora», riflette, «la Riello può vendere senza avere più noi con il fiato sul collo. Certo, è anche vero che quanto ottenuto è frutto della lotta e dei sacrifici che abbiamo portato avanti: c’è stato un avanzamento, rispetto alla chiusura iniziale dell’azienda», ma si poteva ottenere di più, per la Fiom.