Rientrano gli ecografi da Pescara: Ginecologia torna a pieno regime

Maurizio Rosati, direttore dell’unità operativa complessa di Ostetricia della Asl adriatica: erano stati spostati per garantire le prestazioni programmate anche agli utenti vestini. E intanto Vizioli si dimette
PENNE. Le strumentazioni ecografiche dell’unità operativa semplice dipartimentale di ginecologia dell’ospedale San Massimo di Penne torneranno presto a funzionare nel presidio ospedaliero vestino. Lo ha assicurato il direttore dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Ostetricia e ginecologia della Asl di Pescara, Maurizio Rosati.
«Ho deciso di trasferire temporaneamente le apparecchiature, non per osteggiare l'operato della ginecologia pennese», spiega Rosati, «ma solo perché il reparto vestino, fermato dall’emergenza coronavirus, non poteva utilizzarle. Tutti gli utenti dell’area vestina hanno così potuto effettuare le prestazioni programmate nel reparto di ginecologia del Santo Spirito di Pescara».
La ginecologia del San Massimo, che effettua codici di priorità A, ad esempio Ivg, conizzazioni o isteroscopie per la diagnosi di tumori, da due settimane ha ripreso le attività ma solo per effettuare le interpunzioni di gravidanza. Nell’area vestina, soprattutto da parte dell’associazione “Salviamo l'ospedale di Penne”, si teme che la ginecologia pennese possa uscire con le ossa rotte dopo l’emergenza coronavirus. Ma Rosati ha scongiurato questo pericolo e rispedito al mittente le polemiche.
«La mia idea è che si faccia quanto più possibile rete, sia con Penne che con Popoli», sottolinea Rosati. «È impensabile, oltre che illogico, pensare che Penne effettui prestazioni “doppione” di quelle che vengono eseguite a Pescara. La ginecologia del San Massimo nella mia visione dovrebbe fare bene l’attività di day surgery. Il mio obiettivo non è difendere il punto nascite di Penne, ma far sì che non corrano rischi le partorienti e i nascituri dell’area vestina. La salute non è una questione di campanilismi e non è mai mia intenzione entrare in polemiche sterili. Di certo c’è che la Ginecologia di Pescara ha una mobilità attiva incredibile. Chiedono di operarsi da noi da ogni parte d’Italia. Vengono effettuati 2200/2300 parti l’anno, con una percentuale di cesarei che si attesta intorno al 28-30%,tra le medie più basse d’Italia», incalza il professor Rosati.
Dalla Asl di Pescara, tramite il direttore generale Antonio Caponetti, è arrivata anche la conferma (a Penne la voce circolava da un po’ di giorni) delle dimissioni presentate dal dottor Antonio Vizioli, responsabile dell’unità operativa semplice dipartimentale della ginecologia del San Massimo. Al suo posto accederà, con procedimento interno, il più titolato. «È vero, ha presentate le dimissioni. La nostra intenzione», spiega il direttore generale della Asl, «è comunque di rafforzare anche Penne e Popoli, per dare prestazioni in modo equilibrato su tutta la provincia, ovviamente facendo i conti con le risorse economiche disponibili».
Il punto nascite di Penne, prima di essere chiuso a seguito del contestato decreto Lorenzin nel triennio 2011-2013 fece registrare una media di 267 parti l’anno, con il 54% di parti cesarei. Il direttore del dipartimento di ostetricia e ginecologia della Asl di Pescara, Maurizio Rosati, ha chiarito anche perché le due dottoresse assunte con contratto per il reparto di ginecologia pennese siano state poi portate a lavorare a Pescara. «Credo molto nella turnazione e nell'interscambiabilità delle professionalità. Le due dottoresse a Pescara potranno acquisire esperienze che altrimenti a Penne non avrebbero avuto modo di apprendere», chiarisce.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

