Rifiuti, la protesta in piazza Italia

Servizio a singhiozzo per lo sciopero. Appello degli addetti a prefetto e politici
PESCARA. Nel giorno dello sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori del settore dei servizi ambientali, che a livello locale ha fatto registrare una «buona adesione», una sessantina di addetti si sono ritrovati in piazza Italia per manifestare sotto alla sede del Palazzo del Governo. E mentre molti lavoratori incrociavano le braccia, in città i disagi sono stati inevitabili per i buchi che si sono creati nel servizio di raccolta, specie per il porta a porta, soprattutto perché molti cittadini non sapevano dello sciopero e hanno comunque lasciato i mastelli in strada.
Nell’ambito della protesta, promossa da Fp Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, è stato lanciato un appello affinché venga «corretto immediatamente l’articolo 177 del Codice degli appalti che obbliga le aziende concessionarie ad esternalizzare l’80% di tutte le attività, anche nei casi in cui le stesse vengano svolte direttamente dal proprio personale, azzerando di fatto un servizio essenziale per le comunità locali che hanno già scelto, nel 2011, la gestione pubblica di questi servizi». Per raggiungere questo risultato è stato anche sollecitato, nel corso di un incontro, l’intervento del prefetto Giancarlo Di Vincenzo, che è stato sensibilizzato sul tema. Per i rappresentanti dei lavoratori, come spiega Paola Puglielli della Cgil Fp, le aziende saranno obbligate a «spezzettare il servizio di igiene pubblica con gare al ribasso», i posti di lavoro - come i diritti saranno «a rischio», perché non ci sarebbero più le stesse garanzie previste per gli addetti in caso di passaggio da una realtà all’altra. Inoltre e si prospetta «una destrutturazione del comparto» (lo sciopero ha riguardato anche altri settori). Il tutto appare «assurdo» nel campo dei rifiuti «che da sempre è a forte rischio infiltrazioni malavitose», e la frantumazione dei servizi «rischierebbe di alimentare» il pericolo.
La richiesta a Governo e Parlamento è di «intervenire con urgenza sulla norma che mette a rischio i posti di lavoro e avvia la stagione del disfacimento del comparto». L’appello è rivolto alla politica che «deve evitare a un settore strategico ed essenziale di venire risucchiato nel vortice della privatizzazione selvaggia» e ai parlamentari eletti in regione viene chiesto di «aprire subito un tavolo di confronto per garantire la difesa del settore, l’applicazione del contratto di lavoro e il diritto dei cittadini a un servizio efficace ed efficiente». (f.bu.)

