Riforma del commercio, pronti i ricorsi

L’appello dell’avvocato Aliano: «Bloccati anche i negozi fino a 250 metri quadrati. Milioni di danni, la Regione ci ripensi»
PESCARA . Ha solo una settimana di vita, ma su di lui già si profila l’ombra di un ricorso al Tar, con la richiesta di rimettere la questione alla Corte Suprema per la valutazione di eventuali profili di incostituzionalità. Si tratta del nuovo Testo unico sul commercio, varato il primo luglio dal Consiglio regionale abruzzese. A destare perplessità, e proteste, è l’emendamento numero 1, che all’articolo 21 introduce la parolina “magica” in grado, secondo l’avvocato Anthony Hernest Aliano, «di ingenerare effetti devastanti sull’economia regionale per centinaia di milioni di euro di investimenti, molti dei quali già in itinere, con ogni conseguenza riflessa anche sulla nuova occupazione che potrebbe derivare dalle aperture di nuovi parchi commerciali». Un emendamento trasversale, firmato da esponenti di maggioranza e opposizione. Aliano ha già annunciato la presentazione di ricorsi.
LA LEGGE. In 149 articoli, attraverso il Testo unico, la Regione cancella 42 vecchie leggi sulla materia, regolamenta svendite e sconti, e dà lo stop ai nuovi centri commerciali.
LA PAROLINA MAGICA. Non è l’impianto generale della legge a essere in discussione, ma la parola, «medie» seguita dalla congiunzione «e», che inserite dopo «esercizi commerciali di», rischiano di bloccare, di fatto, anche i negozi fino a 250 metri quadrati. «Si sta parlando», spiega Aliano, «di catene di vendita presso le quali ognuno di noi fa la spesa giornalmente». Per non fare nomi, si tratta di quei complessi commerciali dove si possono trovare due-tre negozi (a volte anche di più), di superficie che non supera i 250 metri quadrati, e dove accanto al supermarket si trovano magari prodotti per la pulizia o il punto vendita di un negozio di abbigliamento. «Non pago, peraltro, il consiglio regionale ha anche previsto la sospensione dei procedimenti amministrativi in itinere. Una cosa è certa», assicura Aliano, «ogni strumento legale utile sarà preso in considerazione. Ho ricevuto l’incarico di valutare e superare il problema».
IL CASO. L’avvocato Aliano non parla di ipotesi astratte, ma di imprenditori che hanno già stipulato contratti preliminari per la compravendita di aree commerciali. Un iter che è partito ben prima dell’approvazione della legge, che ora, per via dell’emendamento, rischia di stopparsi con danni economici rilevanti. Si tratta di imprenditori, dunque, che hanno già investito delle somme e che ancora non sono in possesso di titoli autorizzativi. «Laddove dovesse esserci un diniego da parte della pubblica amministrazione», aggiunge, «a rilasciare le autorizzazioni, senza dubbio presenteremo ricorso. Abbiamo ricevuto incarico da diversi investitori che stiamo assistendo nelle diverse operazioni, per valutare la legittimità della norma, la effettiva applicazione ai casi di specie ed ogni azione utile a contrastare i riflessi preoccupanti sugli investimenti già effettuati. La parte che ci riguarda, apportata con emendamento, posso già affermarlo, è scritta in maniera grossolana poiché non omologata con il resto del contesto normativo finalizzato al blocco del rilascio di nuove autorizzazioni per le grandi strutture e non per le medie superfici».
I CONTRATTI. «Ci sono contratti già stipulati per decine di milioni di euro, iter amministrativi in corso e una norma che rischia di trascinare la Regione Abruzzo e gli investitori privati dinanzi al Tar e alla Corte Costituzionale oltre che di estendere i propri effetti sulla salute finanziaria di molte imprese che consentono all’economia regionale di sopravvivere».
ARMONIA. Secondo l’avvocato Aliano, l’emendamento in parola «non è in armonia con il testo unico. Abbiamo valutato», spiega, «che possa non ritenersi applicabile ai patti commerciali delle medie superfici. Nel blocco del rilascio delle licenze», aggiunge, «sono contenuti anche i parchi commerciali. Non si può, con un emendamento, andare a pregiudicare le medie realtà che sono il pane quotidiano delle città».
SUL PIEDE DI GUERRA. Va da sé che gli imprenditori, che rischiano di veder sfumare operazioni milionarie, coloro i quali si sono già esposti dal punto di vista economico, siano su tutte le furie. «Quella parolina», rincara la dose Aliano, «disomogenea e non omologata rispetto al testo, rischia di determinare una catastrofe, se pensiamo che in itinere ci sono già decine e decine di milioni di euro, oltre a posti di lavoro che vedranno mai la luce se questo problema non sarà affrontato e risolto». La prossima settimana gli operatori economici coinvolti si incontreranno per stabilire una linea comune d’intervento.
L’APPELLO. «Abbiamo ricevuto incarico da diversi investitori che stiamo assistendo nelle diverse operazioni, per valutare la legittimità della norma, la effettiva applicazione ai casi di specie e ogni azione utile a contrastare i riflessi preoccupanti sugli investimenti già effettuati. Il Consiglio regionale ripensi alla norma», conclude Aliano, «ed elimini con giudizio e con intelligenza legislativa le medie superfici dal novero dei parchi commerciali del testo unico in materia di commercio».

