Rigopiano, altri due mesi ai periti Il processo riparte a fine ottobre

Il gup Sarandrea concede altro tempo ai suoi consulenti per ultimare lo studio sulle cause del disastro Domani si torna in aula solo per il rinvio: ma la scadenza slitta ulteriormente, dal 12 maggio al 12 luglio
PESCARA. È un rinvio annunciato, quello di domani dell’udienza preliminare per il disastro di Rigopiano. Ma la notizia dell’ultim’ora è che il rinvio sarà molto più lungo: ai 30 giorni già concessi qualche settimana fa ai suoi periti (che peraltro il primo aprile scorso hanno effettuato un sopralluogo sul luogo del disastro in contraddittorio con gli altri colleghi), il gup Gianluca Sarandrea, su richiesta avanzata ieri dal pool di esperti da lui nominati, ha concesso una ulteriore proroga di 60 giorni. La scadenza per il deposito della perizia disposta dal giudice, dunque, non sarà più il 12 maggio, ma slitterà al 12 luglio. E questo cambia un po’ lo scenario relativo allo sviluppo delle prossime udienze, senza però incidere più di tanto sulla sentenza dei riti abbreviati che potrebbe arrivare sempre alla fine di quest’anno o, male che vada, all’inizio del 2023.
LA PERIZIA
Ricordiamo che il gup Sarandrea ha affidato questo incarico per redigere una perizia sulle cause della tragedia dell’hotel di Farindola distrutto da una valanga il 18 gennaio del 2017, in cui persero la vita 29 persone. I quattro periti (Daniele Bocchiola, Claudio e Marco Di Prisco e Giovanni Menduni, del Politecnico di Milano) sono stati chiamati per fare chiarezza sulle cause della tragedia e, soprattutto, per dirimere le due opposte tesi che gli esperti della procura da una parte, e quelli del collegio difensivo e non solo dall'altra, hanno prospettato con le rispettive consulenze. Questo per procedere con le idee più chiare nella valutazione delle singole posizioni dei 30 imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
Il nodo da sciogliere, nonostante i vari quesiti posti dal giudice ai suoi periti, è sostanzialmente uno: quanto hanno inciso, se hanno inciso, le diverse scosse di terremoto di quella tragica mattina del 18 gennaio del 2017. Perché, in fin dei conti, tutto si riduce proprio su quanto il distacco della valanga sia dipeso dalle scosse di terremoto, evento imprevedibile. Questa ulteriore proroga comporterà quindi uno slittamento del cronoprogramma ipotizzato, ma non ancora ufficializzato.
I TEMPI DEL PROCESSO
Ed ecco come potrebbero cambiare i tempi per lo sviluppo del processo. Con il deposito della perizia al 12 luglio, le prime date possibili per programmare la discussione sulla consulenza potrebbero arrivare alla fine del prossimo ottobre. E questo perché le parti, partendo proprio dalla pubblica accusa, rappresentata dal procuratore Giuseppe Bellelli e dai sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni, dovranno avere a disposizione un congruo tempo per studiare questa importante perizia attorno alla quale si decideranno le sorti dei 30 imputati.
Ma il 12 luglio, data del deposito della perizia, è ormai a ridosso della chiusura del tribunale per la pausa estiva e quindi il mese di settembre dovrebbe essere quello dedicato a questo esame approfondito delle parti. Dunque, verso la fine di ottobre potrebbe avere inizio la discussione sulla perizia che, viste le numerose parti coinvolte (sono circa 250 tra imputati, parti civili, parti offese e l'ampia platea di avvocati che arrivano anche da fuori regione), porterà via almeno tre udienze che potrebbero essere fissate in tre giorni consecutivi.
RITI ABBREVIATI
Da novembre si potrebbe avviare la discussione sui riti abbreviati: strada scelta dagli imputati che sono rappresentanti dei vari enti coinvolti: Regione Abruzzo, Provincia di Pescara, Prefettura e Comune di Farindola. Anche in questo caso il giudice sta valutando di procedere almeno con tre udienze consecutive a settimana, per arrivare alla sentenza entro la fine dell'anno in corso o, al limite, a gennaio 2023. E già nel corso dell'udienza di rinvio di domani, il giudice potrebbe calendarizzare tutte le prossime udienze, contemperando le esigenze di tutti. Vale a dire che un processo tanto complesso, nonostante la pandemia e vari incidenti di percorso, potrebbe arrivare al giudizio di primo grado in tempi che si possono definire rapidissimi.

