Rigopiano, amore e rabbia «Marinella non torna più»

La sorella della giovane responsabile della spa tra le 29 vittime della valanga: «Il processo andrà avanti ma il dolore non passerà mai. È una cosa inaccettabile»
PESCARA. «È dura. Senza Marinella è dura dura». Antonella Colangeli parla al telefono alla vigilia del processo per la morte di sua sorella e delle altre 28 vittime di Rigopiano. Lo fa scandendo i pensieri che da 52 mesi sono sempre gli stessi, alimentati da amore e rabbia. Amore per quella sorella più piccola di 11 anni inghiottita a 30 anni dalla valanga che l’ha sorpresa al lavoro, lei che da Farindola era diventata responsabile della spa del resort, e la rabbia per quell’ultimo bacio che non è riuscita a darle.
«È la cosa che mi ha fatto più male», racconta da Penne Antonella, 45 anni mamma di due bambini di 11 e 5 anni, «i carabinieri mi hanno chiamata, ma dicendomi che non me l’avrebbero mai fatta vedere. E non le ho potuto dare nemmeno l’ultimo bacio».
«Ma non è solo questo», sospira Antonella. «Mi fa male che non li hanno aiutati, che hanno mandato mail a tutti e alla fine sono dovuti morire con l’angoscia nel cuore, con l’ansia che li teneva prigionieri nell’albergo con tutta quella neve e il terremoto che andava avanti dalla mattina. Quel giorno Marinella mi chiamò via whatsapp, dicendo che con i clienti stavano tutti davanti alla hall. Lei poi, dalla mattina era disperata che non riusciva a parlare con mamma e papà, con tutte quelle scosse era preoccupata per loro. Ma lo sapeva che non sarebbe andato nessuno all’hotel, me lo scrisse proprio: “le persone se ne vogliono andare, stanno ricaricando le valigie e aspettano che ci vengono a liberare, ma non lo sanno che tanto non vengono. Stiamo chiamando, ma nessuno ci dà retta”».
Per questo oggi, dopo più di quattro anni, Antonella dice «ingoiare questa tragedia è impossibile, di colpevoli ce ne stanno tanti e quelli più potenti stanno fuori. Ma chi ha sbagliato deve pagare, dal primo all’ultimo, nessuno escluso, è tutto inaccettabile». Perché poi, dopo i morti, per chi li piange c’è la vita da affrontare. «Mamma per mesi ha smesso di vivere, di dormire, di mangiare. È andata avanti con le medicine e solo l’amore per me e mio fratello Gianni, per i nipoti e per papà, l’ha fatta tornare lentamente al presente. Ma è tutto diverso senza Marinella, la piccola di casa, arrivata 13 anni dopo mio fratello e 11 anni dopo di me. Mi chiamava Tata, Marinella, perché da bambina me la portavo sempre dietro. Ogni angolo di Farindola mi parla di lei, me la rivedo dappertutto, in piazza, ai giardinetti a giocare, Marinella è ovunque».
Al processo di oggi, come sempre, ci sarà papà Nicola. «Lui non ha mollato mai, sempre presente, sempre. Per Marinella e con tutti noi. Ogni giorno va su a Rigopiano, dov’era l’albergo. Estate e inverno lui va. Io no. Solo agli anniversari. E ogni volta, quando mi trovo là, inizio a tremare, mi sento male. Come l’ultima volta che sui resti dell’hotel sono scoppiata in un pianto a dirotto che non riuscivo più a respirare. Perché io e Marinella eravamo una cosa sola. Ora la vedo nelle foto che ho per casa con le candele profumate che lei tanto amava quando lavorava. La cosa incredibile, è che mia figlia Beatrice è identica a lei, fisicamente, di carattere. Ecco sì, questo forse è un dono. Per il resto, Marinella non c’è più. Il processo andrà avanti, e spero che i miei genitori ne possano vedere la fine, ma Marinella, come ripete mia madre, non c’è più». Marinella che oggi avrebbe 34 anni e che il 18 gennaio del 2017, alle 16,46 è riuscita a leggere il messaggio della sorella, con la foto dellla tettoia del Lidl di Penne crollata sotto il peso della neve e il commento di Antonella “meno male che era chiuso sennò succedeva una disgrazia”. «Marinella l’ha letto, e aveva iniziato anche a scrivermi su whatsapp, poi di colpo si è interrotta». Era arrivata la valanga.

