Rigopiano, Di Marco vuole parlare Anche l’ex prefetto e altri 6 dal pm

20 Dicembre 2018

Dei 24 indagati che figurano nell’avviso di conclusione delle indagini sulla tragedia del resort solo in otto, tra cui l’ex presidente della Provincia, hanno chiesto alla procura di essere interrogati

PESCARA. Dei 24 indagati che figurano nell'avviso di conclusione delle indagini sulla tragedia di Rigopiano, dove persero la vita 29 persone per la valanga che il 18 gennaio del 2017 spazzò via il resort di lusso, soltanto in otto hanno chiesto alla procura di essere sottoposti a interrogatorio. Il termine previsto dal 415 bis (appunto il provvedimento che ufficializza la chiusura indagini), scadeva il 17 dicembre e dunque nessun altro potrà chiedere alla procura ulteriori indagini o appendici istruttorie. Fra gli otto in questione figura innanzitutto l'ex Prefetto di Pescara, Francesco Provolo, che nella vicenda occupa un posto di primo piano quale rappresentante del Governo sul territorio, con funzioni di garanzia in tema di pubblica sicurezza e nello specifico di protezione civile. Secondo l’accusa avrebbe agito con notevole ritardo nell’attivare la sala operativa provinciale di protezione civile e il centro coordinamento soccorsi, tutte prerogative che spettavano a lui. A suo carico le accuse di falso, omissioni di atti d’ufficio e omicidio e lesioni colpose plurime per le 29 vittime e per i feriti del disastro di Rigopiano. Altra figura di spicco fra quelle che hanno chiesto l'interrogatorio è quella dell'ex presidente della Provincia Antonio Di Marco. L’esponente politico fino ad oggi non aveva mai parlato e adesso vorrebbe chiarire la sua posizione e spiegare il perché sarebbe estraneo alle accuse che gli vengono mosse dalla procura. Accuse che riguardano in gran parte l'assenza di iniziative che avrebbe dovuto prendere sin dal 15 gennaio 2017 «affinché si attivasse un efficace e tempestivo monitoraggio della percorribilità delle strade, venendo a mancare ogni sorveglianza sul tratto bivio Mirri hotel Rigopiano dalle ore 19 del 17 gennaio 2017», come si legge nel capo di imputazione che riguarda lui e gli altri indagati del troncone Provincia di Pescara. Interrogatorio chiesto anche dall’ingegnere della Provincia Paolo D’Incecco che, peraltro, in quei giorni era malato a casa, ma avrebbe comunque coordinato le attività dei suoi sottoposti. E sempre della Provincia la richiesta arriva anche dal responsabile del servizio viabilità, Mauro Di Blasio, e dal comandante della polizia provinciale Giulio Honorati. Chiudono la lista di quegli indagati che verranno sottoposti a interrogatorio, due del troncone del Comune di Farindola: e cioè l'ex sindaco Antonio De Vico (che pure rese un lungo interrogatorio durante la fase istruttoria) e Luciano Sbaraglia, tecnico geologo redattore della relazione relativa alla manutenzione straordinaria dell’hotel Rigopiano, allegata al permesso di costruire per i lavori di ristrutturazione dell’hotel in relazione al permesso di costruire numero 19 del 27 dicembre 2006, nonché alla successiva istanza per la realizzazione della variante al Prg del centro benessere. Chiude la lista il gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso, quale legale rappresentante della società Gran Sasso Resort. Tutti gli interrogatori, con ogni probabilità, verranno programmati per gennaio, dopo la pausa natalizia.
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