Rigopiano e le 25 assoluzioni: processo d’Appello il 6 dicembre

Manca l’ufficialità, ma sarebbe questo il giorno fissato per la prima udienza davanti ai giudici aquilani A sostenere l’accusa, i pm Papalia e Benigni. In calendario sei-sette date, la sentenza entro febbraio
PESCARA. Il 6 dicembre prossimo. È questa la data che sarebbe stata fissata quale prima udienza del processo per il disastro di Rigopiano che pende ora dinanzi ai giudici della Corte d’Appello dell’Aquila.
Una data che non è stata ancora ufficializzata in quanto le segreterie della Corte stanno lavorando per notificare la convocazione alle circa 250 parti interessate al processo di secondo grado, mentre è già stato individuato il collegio che dovrebbe essere presieduto dal vicario della Corte, il giudice Aldo Manfredi. A sostenere l’accusa non sarà il procuratore generale, ma i due pm pescaresi che hanno chiesto e ottenuto di essere applicati all’Aquila per questo importante processo: Andrea Papalia e Anna Benigni che a Pescara, insieme al procuratore Giuseppe Bellelli, avevano chiesto la condanna per 26 dei 30 imputati giudicati con il rito abbreviato davanti al gup Gianluca Sarandrea: processo che si concluse con 25 assoluzioni e 5 condanne di cui solo tre sul disastro che costò la vita delle 29 persone, lavoratori e ospiti dell'hotel Rigopiano, a Farindola, spazzato via dalla valanga del 18 gennaio 2017.
E i due pm pescaresi sono al lavoro per predisporre le carte necessarie per andare il 6 dicembre all’Aquila a ribadire ai giudici di secondo grado la validità della tesi accusatoria.
Si preannuncia comunque un processo di appello piuttosto veloce: potrebbero bastare infatti sei o sette udienze per arrivare a una decisione che potrebbe giungere entro il prossimo febbraio. Il 6 dicembre, qualora dovesse essere resa ufficiale questa data (ormai ritenuta scontata dalla procura e dal nutrito collegio difensivo), il collegio stilerà il calendario che prevede l’intervento della pubblica accusa, che potrebbe portare via la prima udienza; quello delle parti civili (meno di una decina quelle che hanno presentato ricorso, mentre la maggioranza ha puntato sul ricorso in sede civile); e quello dei difensori. E qui certamente gli interventi più corposi riguarderanno le difese dei condannati: in primis del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta (2 anni e 8 mesi per non aver disposto l’evacuazione dell'hotel), del dirigente della Provincia Paolo D'Incecco e del funzionario Mauro Di Blasio (3 anni e 4 mesi a testa per la mancata manutenzione dell’unica strada di fuga dall’hotel). Arringhe che potrebbero portar via dalle due alle quattro udienze. E anche qui il collegio sarebbe intenzionato, stando alle indiscrezioni, a tenere almeno una udienza a settimana (c'è infatti un collegio dedicato a questo processo e anche l’aula più grande riservata alle numerose parti in causa), per cui entro la fine del prossimo febbraio, salvo imprevisti e dando per scontata una pausa per le festività natalizie, potrebbe arrivare la sentenza di secondo grado. Fra le parti civili c’è l’avvocatura dello Stato per conto del ministero della Giustizia che chiede la condanna dell’ex prefetto Francesco Provolo e degli altri 6 imputati per il depistaggio: reato per il quale sono stati tutti assolti in primo grado (Ida De Cesaris, Salvatore Angieri, Sergio Mazzia, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniele Acquaviva). Per il ministero ci sarebbe stato un «cattivo funzionamento della Prefettura» che Provolo ha tentatodi “celare” agli organi investigativi». E qui, fulcro del presunto depistaggio, è la telefonata di aiuto del cameriere dell’hotel, Gabriele D'Angelo, tra le vittime di Rigopiano: telefonata giunta in prefettura la mattina della tragedia e nascosta, secondo l’accusa. «Non si comprende», si legge nel ricorso, «in base a quale valutazione il giudice abbia potuto ritenere di giustificare Provolo e i funzionari della Prefettura, che dopo la tragedia, avrebbero reputato insignificante per le indagini l’unica ed ultima chiamata di soccorso pervenuta in prefettura dall’hotel Rigopiano prima del disastro».

