Rigopiano, i familiari delle vittime a Roma: "Ecco cosa chiediamo a Mattarella" / VIDEO

In attesa di essere ricevuti al Quirinale dal capo dello Stato e dal presidente Gentiloni, i genitori, i fratelli e gli orfani della valanga leggeranno la lettera che sintetizza le loro richieste: "Ora impegni concreti"

ROMA. Non vogliono una stretta di mano, non chiedono parole di cordoglio. Ma fatti. Dopo un anno dalla tragedia di Rigopiano, le mamme e i padri, i fratelli, le sorelle, gli orfani di Rigopiano sono a Roma dove, alle ore 16, è previsto l'incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con il presidente del Consiglio Gentiloni. I familiari delle vittime di Rigopiano leggeranno la lettera che sintetizza le loro richieste. Parole pesate e pensate nel dettaglio, sintesi formale ma sostanziale di quello che ognuno vive quotidianamente sulla propria pelle. Come gli orfani di Rigopiano, non solo bambini,ma anche ragazzi, giovani rimasti al bivio del proprio futuro senza più la guida, senza più la garanzia e senza più la certezza, economica e morale dei propri genitori.

Rigopiano, i familiari delle vittime a Roma: "Ecco cosa chiediamo a Mattarella"
"Va bene le condoglianze, ma noi vorremmo impegni concreti". I familiari delle vittime dell'hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) oggi saranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Da quando la valanga ha provocato la distruzione dell'albergo e le 29 vittime, i familiari stanno combattendo per risolvere numerosi problemi. "Ma fino ad oggi nessuno ci ha chiamati per sapere se occorre aiuto". (video di Simona De Leonardis)

Tra loro ci sono Federica e Fabrizia Di Pietro, 30 e 26 anni, figlie di Piero Di Pietro e Barbara Nobilio, la coppia di Loreto Aprutino tra le 29 vittime di Rigopiano. "Vorrei che il presidente della Repubblica fosse un uomo con la u maiuscola" dice Federica, "vorrei semplicemente che il Presidente fosse un lavoratore serio, con resposabilita sensibilita e coscienza come è stato mio padre fino agli ultimi deci minuti della sua vita, Vorrei che non si comportasse come glli uomini della governance di oggi, ma che si assumesse la responsabilità di mandare a casa tutti quelli che hanno causato questa tragedia annunciata senza aspettare le lungaggine della burocrazia di legge e di aiutarci fattivamente nelle esigenze personali. Mia madre mio padre sono stati ammazzati e non di certo per negligenza personale bensì altrui. L'immobilismo dei poteri decisionali ci ha rovinato la vita, allora chiedo al presidente di non restare immobile e di restituire la dignità a questo Paese e l'onore non solo a chi è stato coinvolto, ma a tutte le persone che stanno soffrendo inermi".

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Sulla stessa lunghezza d'onda Marco Foresta, 29 anni di Pescara, unico figlio di Tobia Foresta e Bianca Iudicone: "Non andiamo dal Presidente per farci stringere la mano, ma vorremmo uscire dall'incontro con delle garanzie. Chiediamo, come tutti i familiari delle vittime, di poter essere inseriti nella legge Viareggio, una legge creata dopo il disastro del treno e che permise di stanziare dieci milioni di euro in favore delle famiglie, una sorta di anticipo sul risarcimento che ci consenta di combattere ad armi pari con lo Stato per la ricerca e l'affermazione della verità in vista del processo. "C'è gente, tra di noi, che dopo la tragedia ha iniziato un percorso dallo psicologo, un percorso lungo, doloroso, e a spese proprie, come tutto abbiamo fatto in questo anno. Non ci hanno aiutaato neanche a pagare i funerali dei nostri cari, ma visto e considerato che a Montecitorio hanno perfino i barbieri, una maano potrebbero iniziare a darla. Ma a parte questo che sarebbe il minimo, dopo questo incontro vorremmo che le nostre richieste fossero inserite nella carrellata di decreti e proposte di legge. E le questioni sono due: i tempi della giustizia e i problemi delle famiglie, di tutti noi. In tutti questi mesi nessuno ci ha mai fatto una telefonata, ci ha chiesto di che cosa avevamo bisogno, non c'è stata nè una vicinanza morale nè una vicinanza economica. Ci sono ragazzi che dopo la morte dei genitori si sono dovuti accollare i mutui, o accollare debiti. E' chiaro che il danno subito sarà imposssibile da recuperare, perché i nostri cari non tornano, ma almeno possono alleviare i problemi concreti e quotidiani derivati da queste perdite incolmabili. sui problemi quotidiani, concreti che alleggeriscano almeno il dolore che non ci abbandona".

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