Rigopiano, i familiari incontrano di nuovo i pm
I parenti delle vittime chiedono spiegazioni sulla richiesta di proroga delle indagini «Siamo d’accordo solo se questo comporterà l’aumento del numero di indagati»
PESCARA. I parenti delle 29 vittime di Rigopiano hanno chiesto un incontro con i magistrati, sabato prossimo in procura, per conoscere i motivi alla base della proroga delle indagini sulla strage. I familiari hanno sempre sollecitato una chiusura dell’inchiesta in tempi più rapidi possibili. «Se questa proroga», ha spiegato ieri Marcello Martella, padre di Cecilia, una delle vittime, «servirà ad allungare l’elenco degli indagati, allora ben venga».
In realtà, la proroga, chiesta fino a ottobre, delle indagini sulla tragedia dell'hotel Rigopiano, travolto e distrutto da una valanga il 18 gennaio 2017, è dovuta ai nuovi quesiti posti ai consulenti tecnici in relazione ai tempi di realizzazione della carta delle valanghe. La richiesta della procura di effettuare ulteriori indagini, in base al codice viene notificata sia agli indagati sia alle parti offese, che hanno la possibilità di presentare memorie entro cinque giorni. La decisione finale sulla proroga, scontata nel caso di Rigopiano vista la mole dei documenti e la complessità delle indagini, viene adottata dal giudice entro dieci giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle memorie.
Tecnicismi che poco interessano ai familiari delle vittime, sensibili a una chiusura rapida del fascicolo e a un altrettanto veloce approdo in dibattimento. Di qui, la richiesta di un incontro con il procuratore capo Massimiliano Serpi e il sostituto procuratore Andrea Papalia. Gli inquirenti, intanto, sono in attesa del deposito dell'integrazione della consulenza tecnica e delle risultanze del materiale sequestrato dai carabinieri forestali alla sala operativa di Protezione civile della Regione Abruzzo, ossia le telefonate pervenute nei giorni dell’emergenza maltempo. (e.r.)
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