Rigopiano, i familiari: «Tempi celeri»

Oggi si torna in aula, ma solo per il rinvio dopo l’ulteriore proroga concessa ai periti. Il processo riprenderà a fine ottobre
PESCARA. «Tempi certi e celeri per la conclusione del processo, per i nostri cari, per noi e per la giustizia». Tornano a chiederlo i familiari del Comitato vittime dell’hotel Rigopiano, dove aver appreso dal Centro che dopo quella di oggi, si tornerà in aula a ottobre, essendo stata richiesta e ottenuta dal pool di periti una ulteriore proroga. «Sono passati tre anni dalla prima udienza e ancora non vediamo uno spiraglio di luce in fondo a un percorso giudiziario per noi familiari straziante. Nel corso di questi anni», sottolineano i familiari delle 29 vittime, «è accaduto di tutto: emergenza sanitaria, scioperi degli avvocati, formalità processuali: tutti eventi che hanno determinato un continuo slittamento delle udienze al quale si aggiunge una calendarizzazione comunque, a nostro avviso, non adeguata a quello che costituisce un unicum nel panorama giudiziario italiano. Sapevamo», proseguono, «che la perizia avrebbe richiesto tempi non celeri, ma di certo neppure potevamo aspettarci una seconda richiesta di proroga. Ogni rinvio è un ulteriore colpo per noi, che siamo già straziati da un dolore costante e quotidiano. Dobbiamo essere fiduciosi nell’operato della magistratura e proprio questa nostra fiducia ci porta a chiedere a gran voce tempi più rapidi per la celebrazione del processo e che non si giunga ad ottobre come prospettato dalla stampa. Non vogliamo arrivare a ottobre», sottolineano, «non lo meritano i nostri angeli, non lo meritiamo noi e non lo merita la giustizia il cui corso non può e non deve essere così lento. Per i familiari, «questi lunghi tempi aumentano il terrore della prescrizione. Il pensiero di vedere trascorsi anni di lotte senza ottenere né verità né giustizia ci uccide».

