Rigopiano, il processo non decolla A rischio l’udienza del 5 marzo

Il possibile rinvio è dovuto alla quarantena precauzionale in cui si trova il giudice titolare del fascicolo Ma anche alla richiesta che un gruppo di difensori si prepara a presentare per il pericolo contagi
PESCARA. La pandemia da Covid che sta facendo sentire pesantemente la sua presenza soprattutto a Pescara e provincia, potrebbe far saltare la prossima imminente udienza del più delicato e imponente procedimento degli ultimi anni: quello sul disastro di Rigopiano, costato la vita a 29 persone rimaste sotto le macerie per la valanga che si verificò il 18 gennaio del 2017, processo fissato per il 5 marzo prossimo.
Due i motivi alla base di un rinvio che sembra ormai quasi scontato, entrambi legati al dilagare dei contagi.
Il primo riguarda il fulcro del procedimento, e cioè il giudice Gianluca Sarandrea, titolare del fascicolo, che da lunedì scorso si trova in quarantena precauzionale anche se non direttamente toccato dal Covid (diversi procedimento che lo vedevano componente del collegio, nei giorni scorsi sono stati rinviati); il secondo riguarda invece una formale richiesta che dovrebbe essere presentata nei prossimi giorni, che porterebbe la firma di un gruppo di difensori dei 30 imputati (tra quelli coinvolti nel disastro vero e proprio e gli altri accusati di depistaggio).
Una istanza di rinvio legata a questa delicata situazione che sta vivendo in particolare Pescara, aggredita dalla variante inglese del Covid.
Il problema è piuttosto serio e la posizione dei legali sembra più che comprensibile visto che lo stesso problema era stato sollevato anche prima della scorsa udienza, quando la situazione era peraltro più contenuta.
Ma quella passata si sapeva in partenza che sarebbe stata estremamente veloce, utile soltanto per affidare l'incarico ad un perito per la trascrizione delle telefonate ammesse nel procedimento. Adesso la situazione è molto più complessa.
L'udienza del prossimo 5 marzo diventa uno snodo essenziale per il procedimento, una vera e propria svolta in quanto il giudice, al termine dell’ultima udienza, aveva già accennato che, qualora non fossero intervenute novità, avrebbe dato la parola alla pubblica accusa per la discussione.
Ma le novità a questo punto sembrano esserci, e anche grosse: si parla infatti della quasi totalità degli imputati che sarebbero propensi a chiedere il rito alternativo, e dunque a definire le rispettive posizioni davanti al gup. E dunque è comprensibile la delicatezza dell'udienza che dovrà servire a pianificare eventuali riti, facendo nel contempo proseguire, invece, il cammino in parallelo per chi non dovesse scegliere quella strada, e questo per evitare una evidente incompatibilità del giudice che dovrà quindi procedere in perfetto parallelismo.
Non solo, ma questa possibile richiesta di riti abbreviati potrebbe essere seguita da una discussione, in quanto si parla di riti anche condizionati: magari all’audizione di qualche teste se non all’effettuazione di qualche perizia suppletiva, il che farebbe slittare di mesi il processo.
Non va dimenticato che la difesa del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, ha già depositato una sua consulenza, sulla quale si dovrà discutere. Ecco dunque che, quando si parla di un’udienza così complessa e lunga, con circa 250 parti che potrebbero presenziare nelle cinque aule messe a disposizione dal tribunale, si comprende come il timore del contagio (ci sono diversi avvocati che vengono anche da fuori) diventi un elemento da valutare con estrema attenzione e soprattutto da non sottovalutare. L'unico problema, se vogliamo assurdo, è che, in base al protocollo per l'emergenza, un eventuale rinvio non può essere disposto prima, ma deve essere comunicato in aula.
E questo vorrebbe dire riempire inutilmente le aule solo per comunicare eventualmente una data di rinvio. Insomma, i prossimi giorni potrebbero essere decisivi per capire cosa accadrà il prossimo 5 marzo.
Va precisato comunque che, qualora dovesse intervenire un rinvio, peraltro più che motivato vista l’attuale situazione emergenziale legata al Covid, non ci sarebbero problemi per la prescrizione, che verrebbe bloccata.
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