Rigopiano, l’appello di Bellelli: «Basta ritardi, impegno di tutti»

Nuovo rinvio per lo sciopero degli avvocati di Avezzano. La delusione dei familiari delle vittime E il procuratore interviene in aula: «Questo processo deve camminare con maggiore speditezza»
PESCARA. Tutto secondo copione, nell’udienza preliminare di ieri del processo per la tragedia di Rigopiano, dove il 18 gennaio 2017 persero la vita 29 persone sotto le macerie dell'hotel spazzato via da una valanga. L’astensione degli avvocati di Avezzano, due dei quali (Franco Colucci, presidente dell’Ordine di Avezzano che ha proclamato l’astensione per la grave situazione in cui versa il tribunale marsicano per una pesante carenza di personale, e Mario Petrella) difendono altrettanti imputati nel processo, ha costretto il gup Gianluca Sarandrea a rinviare la prevista tre giorni di udienze che doveva servire per discutere della superperizia disposta dallo stesso giudice sulle presunte omissioni, negligenze nei soccorsi e sulle cause della valanga.
Tutto slitterà dunque al 9, 10 e 11 novembre prossimi, date già fissate nel cronoprogramma stilato nell’ultima udienza dallo stesso giudice: date che però dovevano servire per avviare la discussione non sulla perizia, ma sui riti abbreviati chiesti da tutti e 30 gli imputati, per poter arrivare alla sentenza prima della fine dell’anno. Ieri, comunque, pur sapendo del rinvio, i familiari delle vittime hanno voluto presenziare lo stesso all’udienza per chiedere una sorta di svolta nel processo: udienze ancora più ravvicinate e soprattutto che non ci siano più ritardi nella ricerca della verità e della giustizia per i loro cari, scomparsi sotto le macerie del resort. E lo stesso messaggio che i familiari lanciavano fuori dall’aula, è stato ribadito in udienza dal procuratore Giuseppe Bellelli che non si è opposto al rinvio.
«Chiediamo», ha detto Bellelli, parlando anche a nome dei suoi sostituti che siedono con lui sul banco dell’accusa, Andrea Papalia e Anna Benigni, «un impegno da parte di tutti, perché non ci siano più ritardi e che questo processo cammini e proceda con maggiore speditezza». E nel sottolineare che il collegio difensivo finora non ha mai opposto nessun intralcio allo svolgimento del processo, il giudice Sarandrea ha disposto quindi il rinvio al 9 novembre prossimo per avviare la discussione, a questo punto fondamentale, sulla superperizia stilata dai quattro periti del Politecnico di Milano nominati dallo stesso giudice per fare chiarezza circa le due opposte consulenze di accusa e difesa sulle cause della valanga, ma anche su diversi altri aspetti di rilievo, ai fini della valutazione delle singole posizioni degli imputati che dovranno essere giudicati.
E fuori, come detto, i familiari esprimevano compostamente il loro disappunto al rinvio. «È bruttissimo», dice Giampaolo Matrone, «ogni volta che si viene qui, sentirsi rimandare a casa senza niente. Ci stiamo avvicinando ai 6 anni, siamo al sedicesimo rinvio e almeno al terzo sciopero. Siamo delusi e amareggiati».
«Siamo vittime anche di questo sistema giudiziario troppo farraginoso», incalza Paola Ferretti, «bisogna fare qualcosa per accelerare. Io ho affidato da subito il mio dolore e la mia disperazione alla giustizia, pensando ci fosse qualcuno pronto a difenderci, ma non ho trovato questo finora».
«A noi», dice invece Gianluca Tanda, «danno fastidio questi continui rinvii, e soprattutto a causa di questi scioperi che sentiamo un po’ fuori luogo. Comunque saremo sempre presenti per rispetto dei nostri cari, ma anche perché l'attenzione è fondamentale in questo processo».

