Rigopiano, nessuna riunione “carbonara” su telefonate di aiuto

6 Febbraio 2020

Si chiude con un nulla di fatto anche l’ennesima richiesta di approfondimenti di indagini su incontri dopo la tragedia

PESCARA. Si chiude con un nulla di fatto anche l'ennesima richiesta di approfondimenti di indagini nella complessa e tormentata vicenda del disastro di Rigopiano. Questa volta, a impegnare la procura su argomenti che sembrano essere già stati tutti vagliati dai magistrati Massimiliano Serpi e Andrea Papalia, era stato un servizio andato in onda sul Tgr Abruzzo in cui si parlava di una sorta di riunione "carbonara" che si tenne a Penne subito dopo la tragedia dove persero la vita 29 persone. La procura acquisì quel servizio e fece un supplemento di indagini ascoltando ben dieci persone fra cui Vincenzo Palano e Luca Verna della protezione civile, ma anche il questore Francesco Misiti, il comandante dei carabinieri Marco Riscaldati, il vice prefetto Carlo Torlontano, Antonio Baldacchini del Coc di Penne, impiegati e funzionari della Prefettura, insomma tutti quelli che il 24 gennaio del 2017 erano presenti a questa famosa riunione e non solo loro. Per arrivare a concludere che «Nulla è mutato», scrive il procuratore nella nota depositata al gup Gianluca Sarandrea che si sta occupando dei due procedimenti su Rigopiano (quello madre sulle morti e quello del depistaggio), «nel quadro probatorio riguardante questo procedimento». Ma i due magistrati sono stati ancora più precisi e chiari. «La "rivelazione" dell'ingegnere Palano in ordine alla circostanza che nella riunione del 24 gennaio 2017 si sarebbe trattato anche di una telefonata da Rigopiano al Coc di Penne (di D'Angelo e altri) precedente la valanga, era una sua mera congettura, confutata da tutti gli altri presenti a quella riunione». E la procura è costretta anche a chiarire perché si tenne in un magazzino: «Si tenne doverosamente e necessariamente in locali appartati rispetto ai grandi spazi del palazzetto dello sport di Penne, in quel frangente utilizzati per l'apparato dell’emergenza pienamente attivo e quindi non fruibili per una riunione che permettesse ai partecipanti di ascoltarsi e parlare tra loro con il riserbo che è proprio di siffatti incontri istituzionali». In quel momento, nessuno fece caso all'etichetta, dicono i magistrati. «In quella riunione, c'è stata effettivamente un’interlocuzione tra il prefetto Provolo e l'ingegner Verna riguardante una telefonata da Rigopiano all'apparato della prefettura emergenziale di Penne e sua menzione nel verbale della riunione stessa. Ma riguardava una chiamata di soccorso post valanga del superstite Parete, e questo è in piena coerenza con tutto il verbale, la cui lettura rende evidente che l'interesse dei presenti alla riunione era su quando, come, chi avesse colto e apprezzato la notizia dell'avvenuta valanga. In piena coerenza con il discorso pubblico che si svolgeva in quei giorni, in cui “sotto accusa" era l'incredulità alle prime richieste di soccorso post valanga». E forse a questo punto sarebbe più giusto entrare nel processo e riversare dubbi e richieste di chiarimenti in quella sede e cercare di arrivare prima possibile alla verità.