Rigopiano, partono le richieste di danni

La società proprietaria del resort chiede 4,5 milioni a tutti gli imputati, gli avvocati delle parti civili il sequestro dei loro beni
PESCARA . Si comincia a parlare di soldi e di risarcimenti danni milionari nel complesso e delicato procedimento sul disastro di Rigopiano, dove persero la vita 29 persone nel crollo dell’hotel travolto da una valanga il 18 gennaio del 2017, che attualmente si trova all’attenzione del giudice per l’udienza preliminare. Ieri mattina, in occasione della programmata udienza che doveva servire innanzitutto per decretare la riunione del processo madre con quello sul depistaggio, decisione rinviata al 13 dicembre, è arrivata una sorta di bomba risarcitoria inattesa, con la costituzione dell’ultima e unica parte civile che si è presentata in udienza: la proprietà dell’hotel Rigopiano che fino a ieri non era entrata in gioco. La società A-Real-Estate, attraverso il suo legale, l’avvocato Wolfgang Burchia (domiciliato presso l’avvocato Mayer di Pescara) ha depositato la sua costituzione nei confronti di tutti gli imputati del processo madre, chiedendo un risarcimento danni di 4 milioni e mezzo di euro e con una provvisionale di 2 milioni e mezzo di euro. Il resort distrutto dalla valanga è infatti di proprietà di questa società, che l’affidò in leasing alla Gran Sasso Resort che figura fra gli imputati come persona giuridica.
Ma non è stata questa l’unica sorpresa della giornata in quanto i legali di sei delle parti offese e costituite parti civili, hanno chiesto al giudice di disporre il sequestro preventivo dei beni dei 24 imputati del processo madre, accusati a vario titolo di disastro colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni personali colpose. L’avvocato Romolo Reboa ha depositato l’istanza in questione che però per ora non verrà valutata dal giudice, almeno fino a quando non si deciderà sulla riunione dei fascicoli. Il legale romano (insieme ai suoi colleghi che curano gli interessi dei sei ricorrenti) ha fatto una semplice valutazione rispetto alle oltre 115 parti civili costituite, predisponendo un accertamento catastale nei confronti degli imputati per finire per chiedere un sequestro di beni che dovrebbe aggirarsi sui 2 milioni e 700 mila euro. «Visto che i beni immobiliari rinvenuti», si legge nell’istanza, «si appalesano del tutto incapienti al soddisfacimento delle statuizioni civili che colpiranno gli imputati…si chiede il sequestro conservativo».
A far decidere in questo senso sono intervenuti diversi fattori. Primo fra tutti l’udienza civile in programma il prossimo 9 dicembre per i risarcimenti chiesti al ministero dell’Interno, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Farindola. Poi il fallimento della Del Rosso srl con l’asta per la vendita dei beni ritrovati sotto le macerie dell’hotel Rigopiano. «E’ evidente», si legge ancora nell’istanza, «che l’eventuale autorizzazione alla loro vendita da parte degli organi preposti allo svolgimento della procedura concorsuale nulla toglie al fatto che l’imputata Gran Sasso Resort & spa srl ha ritenuto di privilegiare un risarcimento civilistico nell’ambito di un rapporto di affitto di aziende, allo stato da chiarire, piuttosto che accantonare le somme in favore delle vittime, odierne parti civili, le quali hanno così perso delle ulteriori garanzie per i propri crediti». Peraltro le pubbliche amministrazioni chiamate in causa o non hanno risposto alle richieste risarcitorie delle parti offese, o hanno dato mandato alle loro assicurazioni. Come nel caso della Provincia di Pescara che, si legge nell’istanza, «ha deciso un conferimento di incarico legale il che significa che la Provincia preferirà erogare ad un avvocato esterno un acconto minimo di 348 mila euro, piuttosto che risarcire le vittime delle famiglie in un processo che vede imputato il proprio ex presidente Antonio Di Marco». Circostanze che secondo i legali ricorrenti determinerebbero un periculum in mora per quanto riguarda l’eventuale risarcimento danni.
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