Rigopiano, Provolo interrogato per tre ore

L'ex prefetto indagato consegna nuovi documenti al procuratore capo Serpi e al pm Papalia. L'avvocato: "Sono le prove che ha agito con correttezza"
PESCARA. «Abbiamo dato tutti i chiarimenti necessari, anche attraverso la produzione di documentazione che non era in possesso della Procura e che a nostro avviso chiarisce in modo definitivo la piena correttezza dell'operato del prefetto»: questa dichiarazione dell'avvocato Gian Domenico Caiazza, uno dei difensori (iniseme a Sergio Della Rocca) dell'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo segna il via degli interrogatori, in Procura, dei primi 23 indagati per i 29 morti dell'hotel Rigopiano dello scorso 18 gennaio.
Dopo la mancata presentazione della dirigente della Prefettura Ida De Cesaris, per la quale la difesa ha chiesto un tempo più congruo per esaminare la mole di materiale raccolto dalla Procura, intorno alle 9,50 è arrivato Provolo. Che davanti al procuratore capo Massimiliano Serpi e al sostituto Andrea Papalia, ha parlato per quasi tre ore fornendo, come hanno riferito gli avvocati alla fine dell'interrogatorio, tutti i chiarimenti.
«La documentazione che abbiamo consegnato riguarda l'effettiva avvenuta convocazione del Centro di coordinamento soccorsi, già alle 10 della mattina del 16 gennaio e non il 18 a mezzogiorno come la Procura era stata indotta a sostenere fino a questo momento dalla documentazione in suo possesso», sostengono i difensori di Provolo smentendo quindi la tesi dell'accusa. Secondo la quale nonostante l'allerta meteo del 15 gennaio diffusa dal Centro funzionale Abruzzo prevedesse abbondanti nevicate dal giorno 16 per le successive 24-36 ore "l'allora prefetto invitava gli operatori della Prefettura a scendere nella sala di Protezione civile soltanto alle 10 del 18 gennaio, determinando una reale operatività non prima delle 12". «Abbiamo fornito al magistrato anche documentazione che non era in suo possesso, siamo tranquilli», ribadisce Caiazza.
A sfilare davanti ai magistrati nei prossimi giorni, gli altri indagati, fra i quali il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco (previsto il 13 dicembre), e il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta (il 14 dicembre).


