Rigopiano, udienza rinviata I familiari: amarezza e delusione

Dopo l’aggressione della madre di una vittima all’ex sindaco di Farindola, il rinvio ha creato grossi disagi a chi ha fatto tanti chilometri per essere a Pescara. Tanda: «Partenza con il piede sbagliato»
PESCARA. «Abbiamo atteso l'udienza due mesi e mezzo. Ci siamo svegliati alle 5 del mattino, dopo nottate quasi insonni, per arrivare in anticipo al tribunale, percorrendo parecchi chilometri e affrontando spese extra». C’è delusione, amarezza e rabbia nelle parole di Paola Ferretti, mamma di Emanuele Bonifazi, il giovane receptionist dell’Hotel Rigopiano morto anche lui a seguito della valanga che il 18 gennaio 2017 ha distrutto il resort di Farindola.
Venerdì scorso, la seconda udienza preliminare del processo Rigopiano, prima sospesa poi e rinviata al 25 ottobre, si porta dietro uno strascico lungo di polemiche e rabbia. Il gup Gianluca Sarandrea aveva soltanto iniziato l’appello di tutte le numerose parti coinvolte nel processo. Dopo il fuoriprogramma avvenuto durante una pausa dell’udienza, con Maria Perilli, madre di Stefano Feniello, una delle 29 vittime di Rigopiano, che ha aggredito l’ex sindaco di Farindola Massimiliano Giancaterino, uno dei 25 imputati, l’udienza è stata sospesa.
«Abbiamo chiesto un giorno di permesso dal lavoro e non è cosa da poco. Io ad esempio da contratto ne ho pochissimi rispetto a quelli che serviranno per assistere all'udienza, invece è stata la solita sceneggiata napoletana. Se sono furibonda ed esprimo giudizi, credetemi, ho motivi e diritto. Noi del comitato lottiamo per ottenere giustizia per i nostri angeli sempre mantenendo i nervi saldi, controllando gli istinti e rispettando la legge. D'altro canto, però, il fatto che l'udienza sia stata sospesa dopo l'appello, per poi riprendere dopo un'ora, non ha sicuramente concorso a garantire un clima di tranquillità e calma», si è sfogata Paola Ferretti.
Molto deluso dal rinvio anche il pennese Francesco D’Angelo, fratello gemello di Gabriele, morto anche lui sotto le macerie del resort nel quale lavorava da diversi anni come cameriere. «Sono deluso, non ho parole per quanto accaduto. Aspettavamo da tempo l’udienza e, invece, ancora una volta, dobbiamo allungare la nostra dolorosa e straziante attesa». Dura anche la posizione del presidente del comitato parenti delle vittime di Rigopiano, Gianluca Tanda: «Sono amareggiato. Mi aspettavo un inizio diverso, quantomeno di vedere che le prime udienze fossero fissate in breve tempo. Invece siamo partiti con il piede sbagliato: con la sospensione della seconda udienza per dar spazio ad un altro processo ordinario e con il rinvio di un mese per legittimo impedimento, dando agli imputati gratuiti vantaggi. Noi abbiamo sempre manifestato con toni civili, anche nei momenti di tensione. Quel "mai più" scritto sui nostri striscioni», conclude «non è solo un messaggio affinché non ci siano più vittime come a Rigopiano, ma anche un mai più a persone incompetenti alla guida di istituzioni. Io personalmente continuerò a combattere affinché tutta la verità venga fuori».

