Rinviate le autopsie, decisiva la relazione dei vigili del fuoco

23 Maggio 2019

Una sigaretta potrebbe avere causato il rogo. La Cgil denuncia: «In quel reparto i pazienti fumavano anche se era vietato: gli operatori ce lo hanno riferito e noi l’abbiamo segnalato più volte all’azienda»

PESCARA. È attesa per lunedì una prima relazione degli esperti dei vigili del fuoco, gli specialisti del Nucleo investigativo antincendio (Niat) che il giorno dopo il tragico rogo al primo piano del reparto di Psichiatria, a Villa Serena, hanno scandagliato la stanza dove si è sviluppato il fuoco e dove sono morti due dei tre pazienti ricoverati.
E dunque quasi sicuramente dopo lunedì il dottor Cristian D’Ovidio eseguirà le autopsie che ieri mattina il pm Rosangela Di Stefano ha rinviato in attesa di avvisare tutte le parti, e dopo aver aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio colposo e incendio colposo. Un rinvio che potrebbe essere legato a quello che diranno nella loro prima relazione gli specialisti del Niat e dalla quale il pm potrebbe ipotizzare eventuali responsabilità. In particolare, considerando che da una prima disamina è stato esclusa l’ipotesi del corto circuito, il quadro investigativo potrebbe cambiare se dall’ispezione e dai rilievi fatti dal Nucleo antincendio dovessero effettivamente emergere elementi sufficienti a ricostruire la causa dell’incendio. Come, ad esempio, un mozzicone di sigaretta. Trattandosi di un atto irripetibile, il rinvio dell’autopsia sembrerebbe legato proprio all’eventualità di trasformare l’inchiesta attualmente a carico di ignoti, a carico invece di qualcuno che, a quel punto, avrebbe il diritto e la possibilità di assistere alle due autopsie, nominando un proprio consulente. Nell’attesa di eventuali riscontri c’è chi, come il segretario provinciale della Funzione pubblica Cgil, Leonida Mazza, alla luce di quanto emerso in questi giorni, denuncia «quanto già detto ripetutamente nelle riunioni sindacali con l’azienda». E cioè che «nel reparto di Psichiatria della clinica si fumava pur essendo vietato». Mazza lo dice a chiare lettere: «In quel reparto abbiamo personale che vede quello che succede: i pazienti fumavano nonostante che gli operatori li informassero che fosse vietato. Ma basta andare lì dentro per rendersi conto, per il tipo di patologie dei pazienti, quanto sia difficile contenerli. Pur dicendo che è vietato, loro lo fanno comunque, anche di nascosto e nonostante tutti i rischi che questo comporta, a cominciare dal fatto che si tratta di ambienti chiusi. Gli operatori», puntualizza il sindacalista, «hanno sempre fatto tutto quello che dovevano fare, e noi, come ci hanno riferito loro stessi, abbiamo sempre segnalato nelle sedi opportune, a cominciare dalle riunioni sindacali con la direzione dell’azienda, che lì dentro si fumava. E la responsabilità che lì dentro si fumasse è di chi organizza il centro e che deve trovare soluzioni per impedire che ciò avvenga. Il paziente può accendersi la sigaretta di notte o giocare con l’accendino, è difficile controllarlo di continuo. In qualche modo si poteva prevenire il rischio mettendo a correttivo certe situazioni. Quel che è certo», ribadisce il sindacalista, «è che il personale ha sempre fatto tutto quello che era nelle sue competenze, come ha dimostrato anche l’altra sera, quando si sono prodigati tutti, e in ogni modo, per salvare i pazienti».
È proprio grazie a un’infermiera che ha rischiato la sua stessa vita se uno dei tre pazienti di quella stanza è ancora vivo, tirato fuori dall’incendio mentre sul posto si precipitavano i soccorsi. Al telefono, con 118 e vigili del fuoco, l’allarme partito dalla clinica segnalava «una persona che brucia». Ed è per questo che inizialmente si è pensato a un gesto autolesionistico di qualche paziente psichiatrico. Ma il fatto è che, da quanto risulta dai primi rilievi, a essere maggiormente danneggiato dal rogo è il letto vicino alla porta della stanza, predisposto per pazienti immobilizzati e andato completamente distrutto. Ma se la persona che era su quel letto, e che purtroppo è morta, era immobilizzata, come avrebbe fatto a darsi alle fiamme? Sarà probabilmente l’esito dei rilievi fatti dagli specialisti dei vigili del fuoco, su richiesta del comandante provinciale Vincenzo Palano, a dare le prime risposte. Compresa quella al quesito se, su quel letto andato distrutto, sia stato versato del liquido infiammabile.
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