Rinviati i test di massa a Pescara I medici: «Assicurateci dai danni»

4 Gennaio 2021

Servono 10mila euro per reperire i sanitari necessari: disponibili in 20, ma ne occorrono 150

PESCARA. Per i tamponi di massa, il cui avvio era previsto per oggi, i pescaresi devono ancora attendere qualche giorno. Ci sono questioni organizzative, logistiche e burocratiche da risolvere. Mentre la Asl è a caccia di personale medico e infermieristico da reclutare per l’impiego nelle postazioni operative e il sindaco Carlo Masci lancia un appello per invitare i professionisti a farsi avanti, i medici di base sganciano l’ordigno: «Siamo disponibili, ma dovete garantirci le coperture assicurative in caso di conflitti con l’utenza».
Occorrerebbero 10mila euro, secondo la Asl, per coprire le “spese” degli organici che dovranno ricoprire il ruolo di esecutori dei test rapidi nasali alla popolazione che in pochi minuti forniscono diagnosi di positività o negatività al Covid. Ogni postazione necessita di un medico, un infermiere, un amministrativo per le registrazioni dei dati, un addetto all’accoglienza, ruolo solitamente ricoperto dai volontari della Protezione civile.
Masci oggi alle 12 in Comune incontrerà il direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, per fare il punto della situazione e dipanare la matassa sulla selezione dei medici di medicina generale. Venti medici hanno dato la propria disponibilità, a fronte dei circa 150 di cui la macchina organizzativa, che si estende ai 46 Comuni della provincia, avrebbe bisogno.
La partenza degli screening con i test rapidi antigenici era prevista per oggi in città, ma è stata rinviata «alla seconda decade di gennaio» secondo quanto annunciato ieri dal sindaco Carlo Masci che ha scritto una lunga lettera ai medici, compresi i pensionati, in cui si appella alla loro sensibilità: «Occorrono competenze e professionalità che non si possono improvvisare e che vanno messe in campo per vincere questa battaglia contro la pandemia e tornare alla normalità». Il primo cittadino ha chiesto «una risposta forte, numericamente importante» per sostenere la straordinaria e complessa macchina organizzativa degli screening e vaccinazioni di massa.
Ebbene, all’appello di Masci, i medici delle varie organizzazioni sindacali hanno risposto con entusiasmo, ma chiedono alla Regione, e contemporaneamente all’azienda sanitaria, le opportune garanzie in caso di controversie con il pubblico. Quali sono, lo spiega il dottor Silvio Basile, presidente Smi (Sindacato dei medici italiani) Abruzzo, 50 associati a Pescara, 500 in tutta la regione: «Noi, come i colleghi, abbiamo dato la nostra piena disponibilità a partecipare agli screening e stiamo già portando avanti, nei locali di Porta Nuova, i test rapidi riservati ai familiari dei malati Covid a domicilio. Ma è necessario che la Regione, o chi per essa, ci rassicuri sulla copertura assicurativa», che al momento pagano a proprie spese, «che ci garantisce in caso di conflitto con l’utenza». Che vuol dire? «Il tampone che raggiunge in profondità le cavità nasali potrebbe provocare epistassi. La perdita di sangue momentanea potrebbe scaturire dal naso o dalla bocca». In questi casi i medici che eseguono i test, intervengono immediatamente per bloccare la lieve emorragia, o, prima di congedare il paziente lo avvertono della possibilità , ma prima si informano su possibili usi dei farmaci anticoagulanti. La copertura assicurativa serve per mettere al riparo i medici da eventuali contestazioni dei cittadini.
Ciamponi sta lavorando alla risoluzione del problema: «Stiamo valutando attentamente i vari passaggi per capire quale organismo dovrà accollarsi le spese, una ipotesi è a carico dell’Ordine dei medici con rimborso Asl. Sono previsti circa 10mila euro di copertura, ma dipenderà dal numero dei professionisti che daranno la loro disponibilità. Stiamo definendo la situazione». Intanto lo Smi fa sapere che sta per partire una lettera alla Regione con la richiesta di informazioni sul caso. Nel frattempo, oltre 150 test rapidi, sono stati eseguiti nelle cinque postazioni allestite nell’ex stazione di Porta Nuova. Lo screening è partito prima di Natale. Nella giornata inaugurale erano 25 le persone che si sono sottoposte a esame rapido. «I primi 100 sono risultati negativi» annuncia Guido Cerolini Forlini, cardiologo e rappresentante provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), «tra i casi osservati anche alcuni studenti universitari fuori sede rientrati a casa in tutta sicurezza». La Asl, infine, si prepara a predisporre i tamponi rapidi a 15mila studenti degli istituti superiori. La partenza dello screening è fissata al 7 gennaio, giorno previsto per il ritorno in classe. Esclusi cambiamenti dell’ultima ora.