Rinvii, spostamenti, errori, disagi: continua l’odissea delle puerpere

4 Maggio 2016

PESCARA. Donne in dolce attesa sballottate da un giorno all’altro di qua e di là per la provincia (leggi Penne, paese collegato al capoluogo adriatico da una strada tortuosa, lunga e scassata),...

PESCARA. Donne in dolce attesa sballottate da un giorno all’altro di qua e di là per la provincia (leggi Penne, paese collegato al capoluogo adriatico da una strada tortuosa, lunga e scassata), distretti sanitari, reparti e uffici della Asl di Pescara. Più che di «un disservizio», come il manager dell’Azienda sanitaria Armando Mancini ha definito sconsolato lo spostamento di sede e l’inaccettabile posticipazione di esami ecografici essenziali di una signora 38enne incinta, che ha raccontato nei giorni scorsi le sue peripezie nella sanità pubblica al Centro, sembra trattarsi di tanti disservizi, punteggiati di disorganizzazione, indolenza, mancanza di rispetto e criterio.

Le nuova denuncia arriva da Maria, una dolce futura mamma di 35 anni, sudamericana e da suo marito Francesco, pescarese. Anche loro hanno prenotato per tempo le tre ecografie prescritte in gravidanza, ovvero la translucenza nucale, che deve essere fatta entro le prime 12 settimane, la morfologica, necessaria tra il terzo e il sesto mese, e quella di accrescimento, da fare nell’ultimo trimestre. Per lunedì 11 aprile la coppia di futuri genitori era stata convocata dalla Asl per «una consulenza ostetrica», racconta lui, perché lei non parla bene l’italiano. «Ci ritroviamo in uno stanzone, con molte altre coppie e future mamme e lì scopriamo che in gravidanza va fatto il B-test, per incrociare una serie di dati, ci hanno detto, e capire se ci sia rischio di malformazioni nel feto. I risultati andavano letti alla luce di quelli della translucenza, che mia moglie doveva fare il lunedì, quindi abbiamo fatto il B-test lì per lì: 43 euro se vuoi avere i risultati subito, 35 se puoi aspettare 10-15 giorni. Noi non potevamo aspettare, così abbiamo pagato e fatto il test, in un caos malgestito di persone».

Il giovedì che precedeva l’esame ecografico fissato per il lunedì, intorno a mezzogiorno a casa di Maria e Francesco arriva la telefonata del Cup: «Mi dicono», è sempre lui a parlare, «che l’eco translucenza è saltata e che se vogliamo spiegazioni dobbiamo andare al reparto di Ostetricia e ginecologia. L’impiegato che ci ha contattato non ci ha dato il suo codice identificativo e si è spazientito alle nostre richieste di spiegazioni. La comunicazione si è interrotta e nessuno ci ha richiamato. Siamo andati per tre volte al reparto: nel pomeriggio, ma il minicup interno era chiuso, la mattina dopo, ma non c’era il responsabile. Finalmente parliamo con l’addetto che ci dice che l’eco non era stata cancellata: “Chi ve lo ha detto?”, ci chiede, ma io non avevo l’identificativo della persona del Cup che ci aveva chiamato. Così siamo andati di persona al Cup, dove ci hanno confermato la cancellazione, sostenendo che in reparto lo sapevano... Il lunedì per mia moglie era l’ultimo giorno utile per l’esame, così ci hanno mandato a Penne, con grande disagio per Maria, me lo lasci dire, che ha una gravidanza problematica. Qui abbiamo trovato gli stessi medici che c’erano a Pescara».

Passano una decina di giorni ed ecco che il Cup richiama la coppia per dire che anche l’eco morfologica fissata per il 23 giugno la puerpera deve farla a Penne. Dunque paiono dilatarsi i tempi dei problemi di riorganizzazione del reparto diretto dal professor Maurizio Rosati che il manager Mancini aveva circoscritto al periodo aprile-maggio. Comunque stavolta Francesco prova a farsi dire il codice identificativo dall’addetto del Cup, «ma la telefonata si è interrotta e nessuno ha richiamato», racconta. «Siamo tornati al Centro unico di prenotazione, anche perché non mi fido più di quello che mi dicono al telefono e ci hanno confermato lo spostamento. Alle mie rimostranze hanno controllato sul computer e hanno trovato un posto per la mia Maria al distretto sanitario di Pescara Nord, ex clinica Baiocchi: se non ci fossi andato e non avessi insistito non avrebbero neanche fatto il tentativo. Comunque mi hanno fatto capire che il problema è di personale che non c’è e che anche l’ecografia di settembre non la faremo all’ospedale!»

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