Riparte la grande battaglia contro le trivelle

4 Agosto 2017

Mazzocca e Melilla (Mdp-Articolo Uno) rilanciano contro il governo. Il decreto sarà impugnato

ROMA. «Le ultime sentenze della Corte Costituzionale riaprono la partita e la lotta contro trivella selvaggià che il governo considerava chiusa: ora abbiamo l'opportunità di far valere le nostre ragioni». Lo ha affermato ieri Mario Mazzocca (Mdp), sottosegretario alla presidenza della Regione Abruzzo, con delega all'Ambiente, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio convocata per presentare l'attività della Regione per l'affermazione del proprio modello di sviluppo sostenibile. Alla conferenza stampa hanno partecipato i deputati di Articolo Uno Gianni Melilla e Florian Kronbichler. «È da tre anni, ovvero dall'insediamento della Giunta D'Alfonso» ha detto Mazzocca, «che l'Abruzzo ha intrapreso decisamente un percorso di sostenibilità del proprio modello di sviluppo. Un impegno che ha portato a un movimento trasversale contro la petrolizzazione dell'Adriatico culminata, il 13 aprile 2013, nella grande manifestazione dei 40mila a Pescara». Ma ora, grazie alle sentenze della Corte, ha aggiunto Mazzocca, «si riapre una partita che l'esecutivo considerava chiusa, con un provvedimento che toglieva alle Regioni ogni possibilità di intervento sulle politiche energetiche. Opportunità», ha concluso, « che è stata resa possibile dalla vittoria del no al referendum del 4 dicembre, che ha lasciato in vigore quanto stabilito negli articoli 117 e 118 della nostra Costituzione».
«Il combinato disposto del risultato del referendum del 4 dicembre», ha invece dichiarato Melilla, «e delle ultime sentenze della Corte Costituzionale parla chiaro: la partita, al contrario di quanto sostenuto dal governo, resta aperta. All’esito del ricorso della Regione Abruzzo in tema di trivelle, che grazie alla vittoria del no al referendum costituzionale resta materia della legislazione concorrente, l’esecutivo nazionale dovrà agire d’intesa con i territori. Una vittoria dell’interesse dei cittadini sul presunto interesse nazionale la cui pretesa prevalenza da parte del governo è stata duramente sconfessata».
Il prossimo passo è quindi rappresentato dall’impugnativa del Decreto Trivelle del 2016, già oggetto il 12 luglio scorso di un ricorso straordinario al Capo dello Stato integrato con le risultanze dei due recenti pronunciamenti della suprema Corte.