Ripartono Sevel e l’indotto Ma la grande crisi rimane

La carenza di materiali fa già prevedere il quarto fermo produttivo dell’anno
ATESSA. Riparte oggi il polmone automotive d’Abruzzo. Con il riavvio dello stabilimento Fca Italy (ex Sevel) – i 5.400 operai sono rimasti fermi a causa di forza maggiore per mancanza di body computer per l’intera settimana – ripartono anche tutte le fabbriche-satellite legate ai furgoni commerciali leggeri. Una parte di Val di Sangro, ma anche di Abruzzo e Molise, che è legata indissolubilmente ai risultati e ai ritmi produttivi della più grande fabbrica d’Europa per la costruzione di veicoli commerciali leggeri che sta vivendo la crisi più importante dopo il crollo delle vendite auto del 2008 per effetto della recessione economica.
LE DIFFICOLTà
Una crisi subdola quella del mondo automotive, e in particolare di Fca Italy, un prisma a più facce, che vede la richiesta di nuovi furgoni impennarsi a seguito del Covid 19 e dell’espansione esponenziale dell’e-commerce, ma anche l’impossibilità di rispondere al mercato in tempi brevi a causa dell’ormai cronica mancanza di fornitura, partita dal 2019 con la carenza di microchip e semiconduttori e finita con l’incepparsi di quasi tutte le fabbriche di subfornitura per aumento dei prezzi, mancanza di materie prime, difficoltà logistiche, caro energia e caro carburante. E tra i tanti aspetti di questa crisi c’è anche il drammatico salto verso la transizione ecologica, quando, a partire dal 2035, in Europa saranno vietate le vendite di auto a motore endotermico.
GLI STOP DI FCA ITALY
A partire dal nuovo anno sono state già tre le fermate dello stabilimento, il 23 gennaio per una settimana, il 14 febbraio per tre giorni e il 20 febbraio scorso per tutta la settimana. Con lo stabilimento dei furgoni a marchio Stellantis (Fiat Professional Ducato, Citroën Jumper, Peugeot Boxer e Opel/Vauxhall Movano) hanno dovuto far ricorso agli stop forzati e alla richiesta di cassa integrazione anche altri stabilimenti come Tiberina Sangro che effettua lavorazioni di stampaggio e saldatura e produce componenti, Ma Srl che realizza angolari, traverse dei telai e longheroni per i furgoni, Isringhausen che produce sedili, Fca Plastic che produce plance, SanMarco che realizza cassoni per i veicoli commerciali leggeri per citare solo gli stabilimenti più grandi della Val di Sangro.
IL PREMIO DI RISULTATO
Ma l’altra faccia del prisma della crisi Fca Italy è costituita dall’appeal che i furgoni commerciali riescono ancora a mantenere in Europa. E anche casa Stellantis festeggia buone performance. Ne sono una prova i 170 miliardi di euro di fatturato e l’utile di 23,3 miliardi del 2022 che hanno portato quest’anno all’erogazione di un premio di risultato aziendale per tutti gli stabilimenti italiani del gruppo di circa 1.400 euro lordi per i dipendenti a cui aggiungere un altro premio di 450 euro lordi per il mese di aprile. Per i sindacati firmatari di contratto specifico con Stellantis questi premi sarebbero la prova della bontà della contrattazione. La Uilm spinge per arrivare presto al nuovo Ccsl, ma Fiom, fuori dal tavolo delle trattative, non riesce a gioire. «Il premio non basta a recuperare ciò che si è perso per effetto dell’inflazione, ci vorrebbe l’erogazione straordinaria di una mensilità» dice Simone Marinelli.
IL FUTURO
Intanto da oggi si riparte. Nessuno conosce quale pezzo di componentistica mancherà all’appello nelle prossime settimane. Da tempo in Fca Italy si programma alla giornata, con pochissimo margine per effettuare scorte di materiali. L’ultimo fermo ha riguardato i body computer, centraline di gestione responsabili del monitoraggio e del controllo di vari accessori elettronici del veicolo, ma in passato sono mancati microchip, tergicristalli, scatole guida, perfino motori. Tuttavia, secondo uno studio di casa Stellantis, la crisi del microchip potrebbe contrarsi nel 2024. Ora sono urgenti altri tipi di intervento in vista del 2035. Al tavolo del Mimit (ministero dell'industria e del made in Italy) Stellantis ha chiesto espressamente al ministro Alfonso Urso una virata decisa su nuovi incentivi per le auto elettriche che lo stesso ad Stellantis, Carlos Tavares, giudica ancora «troppo costose per la classe media». I sindacati chiedono tempo. Come Roberto Di Maulo, Fismic: «Il Parlamento Europeo attenui la rincorsa temporale alla fine dei motori endotermici e chiediamo alla commissione europea che venga soppresso l’avvio delle motorizzazioni Euro7 (previsto per luglio 2025, ndc) in quanto sarebbe contradditoria con gli obiettivi previsti e farebbe sprecare alle industrie molti miliardi di euro per una tecnologia che comunque entro il 2030/35 vedrebbe concluso il suo possibile utilizzo». Anche Tavares ha giudicato le normative Euro 7 con parametri più severi sulle emissioni «inutili per l’ambiente e dannose per gli effetti negativi sull’industria». Nel frattempo servono importanti investimenti per preparare una capillare rete di infrastrutture di ricarica. Per l’industria automotive il 2035 è già domani.

