Rischio adescamento nelle sfide alla consolle

Allarme della dirigente Narciso: «Dietro il nickname usato per giocare non sempre ci sono bambini»
PESCARA. I giochi on line tramite consolle. È questo uno dei pericoli del momento per i ragazzini che passano ore e ore davanti allo schermo a sfidare gli amici virtuali. «Dall’altra parte», dice la dirigente della Polpost, Elisabetta Narciso, «non sempre ci sono dei bambini che conoscono. Anzi, dietro un nickname non sempre ci sono dei bambini. Potrebbe trattarsi di adulti dai quali i più giovani potrebbero ricevere una richiesta di appuntamento». Per evitare che si presenti una eventualità di questo tipo la Polizia postale suggerisce ai genitori dei bimbi che usano la consolle alcuni accorgimenti, per evitare che bambini e adolescenti siano esposti a pericoli che, da soli, non riescono a valutare. «I giochi e la consolle, così come i computer, non dovrebbero essere relegati in una stanza dove i ragazzi sono isolati, anzi devono essere in un punto in cui i genitori possono controllare», dice Narciso. Ed è opportuno anche tenere d’occhio la carta di credito perché se viene usata «per effettuare un pagamento, i dati restano memorizzati, e quindi sono a rischio». L’adescamento avviene «attraverso il sistema di messaggistica». Il primo passo è quello della «lusinga», poi, si passa all’opera di «convincimento», e il timore di chi lavora in polizia è che si sfoci nella pedopornografia on line.
È bene che «i ragazzini diffidino di chi non conoscono. Ma loro non sono in grado di percepire questo pericolo, anzi non si fanno determinate domande. Per cui è opportuno che raccontino ai genitori ciò che fanno», suggerisce sempre Narciso.
Di tutto questo, e di ciò che si nasconde nella rete, non si parla nelle scuole, non esistendo tra le materie di studio l’educazione digitale. Ma la polizia postale va nelle scuole, incontra i ragazzi (ma anche i genitori) e si occupa di prevenzione agendo direttamente sulla fascia più delicata e quindi più a rischio.
«Ciò che vogliamo è ridurre la forbice che c’è tra genitori e figli» dice Gian Mauro Placido. «I genitori giocavano a calcio, i figli giocano con i telefonini. Durante i nostri incontri i ragazzi riflettono. E in alcuni casi si spaventano, come quando capiscono che rimuovere contenuti dalla rete è difficile». (f.bu.)

