Rischio esondazione: a Fosso Grande è allarme sicurezza

1 Novembre 2020

Pettinari e il comitato di cittadini chiedono fondi per ripulire il corso d’acqua che tocca Montesilvano, Spoltore e Pescara

SPOLTORE. Fosso Grande deve essere messo in sicurezza con "salti idraulici" a monte e una vasca a espansione, a valle. Ed è necessario ripulire il corso d'acqua dai rifiuti e dalla vegetazione selvaggia, prima della prossima alluvione. Le ultime esondazioni del 2 dicembre 2013 e del 10 luglio 2019 sono costate care alle centinaia di residenti e attività commerciali poste a ridosso dei cinque chilometri del corso d'acqua che aggancia tre comuni: Pescara, Montesilvano e Spoltore.
Un fiume limaccioso di fango e detriti, oltre 100 metri cubi al secondo, scivolato a valle trascinando ogni cosa, ha raggiunto anche i secondi piani delle abitazioni e le automobili in ammollo sono finite in rottamazione. Una calamità naturale che ha causato disagi e danni per 9 milioni di euro, in parte risarciti dalla Regione.
Un tempo Fosso Grande era il «ruscello dove le donne dei Colli andavano a sciacquare i panni» nelle acque placide, raccontano i cittadini. Nel tempo, la forza della natura ha fatto il suo corso, violento e inesorabile. Oggi, dopo anni di appelli, polemiche e richieste di interventi da parte dei cittadini, il canale è una «bomba a orologeria tra le case della gente», denuncia Domenico Pettinari, vice presidente del consiglio regionale che ieri mattina ha riportato il caso alla ribalta durante una conferenza stampa svoltasi nella sede istituzionale di piazza Unione.
Al suo fianco i cittadini del Comes, Comitato per la sicurezza di Fosso Grande, rappresentato da Alfonso Nori, Piero Mambella e Francesco Russo e il presidente di Codici Abruzzo, Giovanni D'Andrea, che hanno fatto il punto della situazione e avanzato alla Regione la richiesta di un finanziamento di 800mila euro necessario a completare le opere.
Nel passato erano stati stanziati complessivamente 660mila euro, con i quali «sono stati eseguiti interventi blandi che si sono rivelati inconcludenti», attacca Pettinari, «poiché non sono stati in grado di evitare nuove esondazioni e frane. Per inerzia e per confusione, tanto della Regione Abruzzo quanto del Comune di Pescara, i problemi rimangono e il pericolo di una nuova alluvione per i residenti delle zone a rischio è sempre più concreto».
Addirittura, secondo uno studio commissionato dal comitato con l'aiuto di geologi e Genio civile, «i tempi delle alluvioni si sono ridotti drasticamente a una ogni otto anni».
Pettinari e il comitato esprimono, inoltre, «perplessità sui tempi troppo lunghi dell'iter burocratico messo in piedi dal Comune per reperire fondi attraverso un bando ministeriale». Fosso Grande è un canale d'acqua lungo 5 km, largo 5 metri e alto 2,40 metri, che parte da località Colle Morgetta, territorio a cavallo tra Montesilvano e Spoltore, e scorre, modificandosi attraverso gli anni, fino a Pescara dove si tuffa nel fiume all'altezza del quartiere Villa Fabio, zona via del Circuito. Ma come si mette in sicurezza il canalone? «Attraverso la creazione di salti idraulici a monte del canale in via Francia, zona Motorizzazione», spiega il portavoce del comitato Alfonso Nori, che ricorda la presenza lungo il territorio attraversato dal corso d'acqua di centinaia di insediamenti abitativi, attività commerciali e scuole, «e di un bacino di espansione a valle coincidente con l'area del comprensorio C1 Arca. Inoltre, è necessaria una disostruzione progressiva del canale, la pulizia di rifiuti e vegetazione selvaggia, la manutenzione degli argini. Ricordiamo che la furia delle piene trascina nel fiume anche il percolato radioattivo dell'ex discarica di via Prati, che abbisogna di analisi di fanghi e polveri». Opere necessarie «se vogliamo evitare i disastri delle esondazioni e restituire un parco fruibile dalla cittadinanza senza piste ciclabili fallimentari».
Il comitato chiede, infine, una valutazione di «impatto idrogeologico sulla bretella di via Barco-Colle Morgetta, sull'invaso Lago delle Fragole in contrada Barco di Montesilvano, sulle dighe Energia verde spa di Santa Teresa e Villanova e sulla diga foranea della foce del fiume Pescara».
Chiude Pettinari: «La Regione stanzi i fondi», altrimenti «non ci fermeremo fino a che strutture e cittadini non saranno al sicuro».
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