«Rischio sottovalutato a Rigopiano»

La madre di Emanuele Bonifazi, una delle 29 vittime, replica al sindaco di Farindola
Da Paola Ferretti, la madre di uno dei ragazzi morti a Rigopiano, riceviamo e pubblichiamo.
Sono la mamma di Emanuele Bonifazi, uno dei ragazzi che lavoravano nell’Hotel Rigopiano. Leggendo l’intervista rilasciata dal sindaco di Farindola su questo giornale il 21 ottobre, sono rimasta colpita dalle belle parole profuse dallo stesso nei riguardi dei dipendenti dell’Hotel. Complimenti che toccano profondamente il cuore ferito di una madre che ha perso un giovane figlio, mentre stava onestamente svolgendo il suo lavoro. Scorrendo, poi, ho scorto altre affermazioni che, come pugnalate, mi hanno fatto immediatamente riemergere brutti ricordi, in verità mai sopiti. Il sindaco Lacchetta glorifica il suo operato sostenendo che “insieme ai cittadini e ai dipendenti, ha affrontato con coraggio e senso del dovere una emergenza mai vista prima …”. A questo punto mi sono sentita costretta a rispondere al sindaco, in primis per invitarlo calorosamente a riguardare con maggiore attenzione quali sono i compiti previsti dal ruolo che riveste, poi perché nonostante la sua giovane età, dimostra una memoria un tantino labile o corta. Per questo mi permetto di rinfrescargliela ricordandogli cosa accadde nel marzo 2015. Anche in quell’occasione c’era tanta, tanta neve che, come a gennaio, bloccava la strada, pure quella volta ospiti e dipendenti rimasero segregati nell’Hotel per tre giorni, tanto che per portare dei medicinali arrivò un elicottero: ne parlarono anche i giornali. Quando furono finalmente liberati, tutti pensammo che, trattandosi di un incidente molto grave e altrettanto spiacevole, sicuramente non si sarebbe mai più ripetuto e che fosse servito da lezione per chi ha il compito di amministrare, non solo il comune. Invece, a distanza di neanche due anni, con un’allarmante allerta meteo divulgata da più giorni, si ricade nello stesso errore, anzi peggio, perché nonostante le scosse di terremoto, sono state ignorate o sottovalutate tutte le disperate richieste di soccorso, finché non è accaduto l’irreparabile. Dunque signor sindaco come dice Anna Frank (da lei citata) “quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta”. Vero! Giusto! Per questo anch’io ci tengo a dirle la verità e cioè che il 18 gennaio, mentre 40 persone bloccate nell’hotel gridavano aiuto mandando richieste di soccorso a tutti gli enti preposti e la montagna, con le scosse di terremoto, sembrava urlasse di andarsene subito da quel posto … a valle i fatti vissuti ci dicono che le Istituzioni non hanno tempestivamente attuato quei presìdi di sicurezza che la lezione del 2015 (e del passato, con il particolarissimo rapporto posizione dell’hotel/rischio neve e valanghivo) avrebbe dovuto imporre; il rischio che stavano correndo quelle povere persone bloccate, impaurite e costrette a rimanere lassù, è dunque rimasto senza pronta soluzione! Ecco la verità! A questo punto, se è vero che “ la verità è sempre illuminante” è altrettanto vero e saggio che “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”.
Quindi signor Lacchetta prima di sbandierare il suo coraggio e il suo senso del dovere, la inviterei a fare un esame di coscienza, in quanto gli unici che hanno dimostrato certe virtù sono stati i dipendenti dell’Hotel Rigopiano, soprattutto dal 17 al 18 gennaio, costretti a cambiare i turni e a prolungare la permanenza lassù, perché si trovavano a lavorare in un località dove, nel 2017, non si è stati capaci di prevenire, di risolvere, di mantenere una strada sgomberata dalla neve o semplicemente di evacuare per tempo l’albergo. Mio figlio è morto sul lavoro e sono convinta che un’adeguata prevenzione organizzativa avrebbe azzerato ogni rischio. Aggiungo che quando non si ha l’onestà intellettuale e la dignità per ammettere i propri errori, si dovrebbe per lo meno avere il buon gusto di tacere, nel rispetto delle vittime, di chi soffre per la loro perdita e nell’attesa delle sentenze giudiziarie.
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Sono la mamma di Emanuele Bonifazi, uno dei ragazzi che lavoravano nell’Hotel Rigopiano. Leggendo l’intervista rilasciata dal sindaco di Farindola su questo giornale il 21 ottobre, sono rimasta colpita dalle belle parole profuse dallo stesso nei riguardi dei dipendenti dell’Hotel. Complimenti che toccano profondamente il cuore ferito di una madre che ha perso un giovane figlio, mentre stava onestamente svolgendo il suo lavoro. Scorrendo, poi, ho scorto altre affermazioni che, come pugnalate, mi hanno fatto immediatamente riemergere brutti ricordi, in verità mai sopiti. Il sindaco Lacchetta glorifica il suo operato sostenendo che “insieme ai cittadini e ai dipendenti, ha affrontato con coraggio e senso del dovere una emergenza mai vista prima …”. A questo punto mi sono sentita costretta a rispondere al sindaco, in primis per invitarlo calorosamente a riguardare con maggiore attenzione quali sono i compiti previsti dal ruolo che riveste, poi perché nonostante la sua giovane età, dimostra una memoria un tantino labile o corta. Per questo mi permetto di rinfrescargliela ricordandogli cosa accadde nel marzo 2015. Anche in quell’occasione c’era tanta, tanta neve che, come a gennaio, bloccava la strada, pure quella volta ospiti e dipendenti rimasero segregati nell’Hotel per tre giorni, tanto che per portare dei medicinali arrivò un elicottero: ne parlarono anche i giornali. Quando furono finalmente liberati, tutti pensammo che, trattandosi di un incidente molto grave e altrettanto spiacevole, sicuramente non si sarebbe mai più ripetuto e che fosse servito da lezione per chi ha il compito di amministrare, non solo il comune. Invece, a distanza di neanche due anni, con un’allarmante allerta meteo divulgata da più giorni, si ricade nello stesso errore, anzi peggio, perché nonostante le scosse di terremoto, sono state ignorate o sottovalutate tutte le disperate richieste di soccorso, finché non è accaduto l’irreparabile. Dunque signor sindaco come dice Anna Frank (da lei citata) “quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta”. Vero! Giusto! Per questo anch’io ci tengo a dirle la verità e cioè che il 18 gennaio, mentre 40 persone bloccate nell’hotel gridavano aiuto mandando richieste di soccorso a tutti gli enti preposti e la montagna, con le scosse di terremoto, sembrava urlasse di andarsene subito da quel posto … a valle i fatti vissuti ci dicono che le Istituzioni non hanno tempestivamente attuato quei presìdi di sicurezza che la lezione del 2015 (e del passato, con il particolarissimo rapporto posizione dell’hotel/rischio neve e valanghivo) avrebbe dovuto imporre; il rischio che stavano correndo quelle povere persone bloccate, impaurite e costrette a rimanere lassù, è dunque rimasto senza pronta soluzione! Ecco la verità! A questo punto, se è vero che “ la verità è sempre illuminante” è altrettanto vero e saggio che “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”.
Quindi signor Lacchetta prima di sbandierare il suo coraggio e il suo senso del dovere, la inviterei a fare un esame di coscienza, in quanto gli unici che hanno dimostrato certe virtù sono stati i dipendenti dell’Hotel Rigopiano, soprattutto dal 17 al 18 gennaio, costretti a cambiare i turni e a prolungare la permanenza lassù, perché si trovavano a lavorare in un località dove, nel 2017, non si è stati capaci di prevenire, di risolvere, di mantenere una strada sgomberata dalla neve o semplicemente di evacuare per tempo l’albergo. Mio figlio è morto sul lavoro e sono convinta che un’adeguata prevenzione organizzativa avrebbe azzerato ogni rischio. Aggiungo che quando non si ha l’onestà intellettuale e la dignità per ammettere i propri errori, si dovrebbe per lo meno avere il buon gusto di tacere, nel rispetto delle vittime, di chi soffre per la loro perdita e nell’attesa delle sentenze giudiziarie.
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