Riscoperti i volti dei manifesti abusivi

I partiti non temono di pagare la sanzione. Centrodestra e centrosinistra d’accordo, sfuma il vertice dal prefetto
PESCARA. Il divieto di oscuramento delle vetrine dei comitati elettorali è durato meno di 24 ore. Il secondo vertice in prefettura, richiesto dal Movimento 5 Stelle per chiarire la modalità delle affissioni nelle sedi dei candidati, si è concluso con tante chiacchiere e un sonoro nulla di fatto.
È cosi che, da ieri mattina, sulle serrande dei locali fronte strada di diversi quartieri della città, sono tornati i faccioni ammiccanti, sorridenti e sornioni degli aspiranti consiglieri, sindaci e presidenti di Comune e Regione. La normativa numero 212 del 4 aprile 1956, impugnata dai grillini, prevede sanzioni da un minimo di 103 a un massimo di 1.032 euro per chi espone i manifesti di propaganda verso l’esterno dei luoghi pubblici nei trenta giorni che precedono il voto. Ma i candidati sanno che non possono essere sanzionati due volte, e soprattutto che le contravvenzioni quasi mai vengono applicate ai massimali, cosicché possono ben correre il rischio di pagare qualche centinaio di euro pur di lasciare il proprio mezzobusto esposto e ben visibile al passeggio dei cittadini. Stratagemma che finora hanno messo in conto tutti i candidati, che dopo l’incontro andato a vuoto con il viceprefetto Melania Mucci e i rappresentanti di vigili urbani, carabinieri, guardia di finanza, forestale e leader dei partiti politici, hanno provveduto a riportare i «faccioni» in bella mostra.
I controlli, almeno per ora, non sono cominciati, nonostante la volontà dichiarata dei vigili urbani di non essere più tolleranti. Cosicché, da ieri mattina, niente più coperture azzurre su volti e simboli di partito lungo le strade del centro e comitati elettorali .
In via Fabrizi, balzata al primo posto tra le preferenze dei candidati di centrodestra, centrosinistra e pentastellati con i suoi sei comitati in appena 650 metri (dall’incrocio con via Galilei a quello con via Foscolo hanno aperto il loro quartier generale Gianni Chiodi, Guerino Testa, Nicoletta Verì, Florio Corneli, Giacomo Cuzzi e il Movimento 5 stelle), non ci sono vetrine oscurate.
Stesso discorso in via Carducci, che ospita le sedi di Carlo Masci e Riccardo Chiavaroli, il comitato dei grillini, quello per promuovere il referendum sulla Nuova Pescara e, dalla prossima settimana, il comitato di Daniele Toto (candidato alle europee) e della lista Liberali, Centro democratico e popolari per Pescara.
«Ci sono pareri discordanti», dice Armando Foschi, presidente della commissione Lavori pubblici, «esistono circolari che rendono superata la norma del 1956. Non essendoci uniformità di vedute, Fratelli d’Italia, Pescara futura, Forza Italia e Pd non hanno firmato il verbale al termine del vertice in prefettura».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

