Risse notturne e tanto degrado

20 Novembre 2016

Due ragazzi feriti dopo una lite. Nei quartieri multietnici si soffre l’abbandono

MILANO. Venerdì sera di pioggia nella piazza davanti al nuovo grattacielo sede della regione Lombardia. Due gruppi di ragazzi. I primi ballano musica hip hop, bevono qualcosa per passare il tempo. Gli altri iniziano a orinare nelle aiuole, e dopo una discussione vengono cacciati. Poco dopo ritornano, stavolta armati: bottiglie rotte e un coltello da cucina. La discussione diventa una rissa, finché uno dei giovani aggrediti, un diciottenne di origine filippina, rimane sul selciato, accoltellato alla gola e alla schiena. Lo soccorrono i vigilantes della Regione, che hanno visto tutto dai monitor di sorveglianza. Un altro ragazzo, sedicenne, viene trovato nella vicina metropolitana della stazione centrale. Anche lui è stato ferito alla gola, più gravemente: è ancora ricoverato in ospedale. Gli aggressori, arrestati dai carabinieri, sono giovanissimi: quello a cui viene attribuito il tentato omicidio ha 19 anni.

È questo l’esito del nuovo episodio di violenza avvenuto a Milano solo una settimana dopo la rissa durante la quale, in piazzale Loreto, un uomo era stato ucciso a coltellate. E solo poche ore prima dell’arrivo in città del ministro dell’Interno Alfano per il vertice sulla sicurezza con il sindaco Sala, il quale aveva parlato in particolare di via Padova, il rettilineo di 4 chilometri che inizia da piazzale Loreto e finisce sotto i cavalcavia dell’autostrada.

Una strada che attraversa quartieri diversi, con alle spalle una lunga storia operaia e d’immigrazione, prima dal sud Italia e poi dal mondo intero. Lo testimoniano le facce che s’incontrano: anziani che si ritrovano al circolo delle bocce, donne musulmane col foulard, bimbi e mamme cinesi che escono dalle scuole immerse nel verde del parco Trotter. Comunità che si sfiorano ogni giorno, quasi sempre in modo tranquillo, seppur con qualche mugugno: «I negozi devono chiudere alle sette, non andare avanti fino a notte fonda: è così che si attira gente brutta», racconta un pensionato «venuto su da Barletta».

Il problema più grande, per gli abitanti di via Padova, è il senso di abbandono. «I poliziotti fanno qualche giro solo dopo che succedono fatti di cronaca - dice un anziano - ma non servono solo loro. Qui nessun sindaco da anni ha fatto nulla contro il degrado».

Del degrado, il simbolo più tangibile è un palazzo di una laterale, via Arquà. È una vecchia e scrostata casa di ringhiera: dentro, poche luci - nessuna sulle scale - e un cortile zeppo d’immondizia, biciclette, stendini colmi di biancheria. Il nome degli inquilini - che pagano un affitto «regolare» assicura uno di loro - è scritto con l’indelebile sul muro, al posto del citofono divelto. Ma basta fare un passo per trovare al civico successivo un palazzo appena ridipinto, con telecamere nuove, e poco oltre un negozio che vende porte blindate. Via Padova è anche questo.

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