Ristoranti pronti a riaprire Ma c’è anche chi rinuncia

«Importante ripartire, ma tra coprifuoco e serate fredde siamo sfiduciati»
PESCARA. Serrande su e luci riaccese dentro i ristoranti. In vista della ripartenza del servizio al pubblico per i locali, i gestori si stanno dando da fare per accogliere i clienti, dopo più di due mesi dall’ultima apertura che, per il capoluogo adriatico, risale al 13 febbraio. Da lunedì, i ristoranti potranno ricominciare il servizio al tavolo, sia a pranzo che a cena, solo all’aperto, nel rispetto del coprifuoco delle 22.
«Ci stiamo organizzando per dotare gli spazi all’esterno con dei funghi per riscaldare i tavoli», annuncia Claudio Cilli, titolare di Margherita e membro del direttivo di Confcommercio. «Le temperature ancora un po’ fredde creano qualche difficoltà, ma intanto si riparte. Nei prossimi giorni incontreremo il sindaco per reperire più spazi all’aperto, anche perché ci sono diversi ristoranti che hanno poche disponibilità all'esterno». «Sarà una ripartenza soft», prevede Ginaldo Scatasta, socio insieme a Gianni Fortuna del Teatro delle Carni a Pescara e di Alle Botti a Montesilvano. «Fuori fa ancora troppo freddo e dobbiamo aspettare il caldo per ricominciare ad avere una buona affluenza. Abbiamo un’ampia disponibilità di spazi all’esterno in entrambi i ristoranti, tra verande, terrazze e cortili, ma le temperature rigide saranno un problema. Per il momento faremo il servizio a pranzo e cena nel locale di Pescara, mentre su Montesilvano staremo aperti solo a cena, ma il coprifuoco alle 22 resta una beffa».
Entusiasta di ricominciare è Luigi Gaspari, proprietario con i fratelli Jacopo, Piero e Fabio, di Cala di Ponente. «Abbiamo tanto spazio all’aperto da accogliere anche più di cento persone, e in questi mesi di chiusura abbiamo approfittato per fare lavori. Sono molto solidale con i colleghi che non hanno aree a disposizione all’aperto. Penso che il servizio doveva essere permesso anche all’interno, limitando i numeri. In questa prima fase credo si lavorerà più a pranzo perché la gente ha voglia di socialità. Per la sera, vista la conferma del coprifuoco alle 22, andremo a trasformare un po’ l’offerta con una formula più veloce, accessibile e adatta a una cena anticipata come orario, ma anche perché con 10-12 gradi non so quanto i clienti riusciranno a trattenersi seduti all’aperto».
Potrà contare su circa 20 coperti all'esterno La Murena, storico ristorante che il 4 maggio festeggerà il cinquantesimo anno di attività. «Ricominciare è importante», evidenzia Massimo Terra, socio insieme al cugino Francesco, «ma con queste limitazioni non credo ci sarà un grosso guadagno. Tra il coprifuoco e le temperature, il servizio della sera non so quanto converrà, anche se i clienti già ci stanno chiamando per sapere se riapriremo». Parla di vera e propria «presa in giro» Gianluca Pagliaro, di Nonno Pescatore. «Potrò mettere una quindicina di coperti sul marciapiede», anticipa, «mentre all’interno con il distanziamento potrei avere una quarantina di posti. Inoltre in questi giorni fa ancora molto freddo. Noi apriremo per una questione di immagine, ma siamo sfiduciati. La soluzione sarebbe stata attendere altri 15 giorni per un’ulteriore riduzione dei contagi, per poi consentire il servizio anche dentro. Mi sembra che questa decisione sia solo un modo per far calmare le acque, ma è illogica». «Sarà una riapertura con molte incognite», ammette Lorenzo Pace, presidente dell’Unione Cuochi Abruzzo e chef del ristorante enoteca, Wine e Wine. «Siamo in un aprile che per condizioni atmosferiche sembra più febbraio, e quindi sebbene ci sia voglia di ritorno alla normalità, questo freddo scoraggia. Per il servizio della sera, il coprifuoco alle 22 impone un servizio anticipato e più veloce. Sarebbe stato più consono estenderlo almeno fino alle 23,30. Questa riapertura sembra più un contentino di fronte all’esasperazione economica e psicologica della categoria». La ripartenza a Les Paillotes per ora è slittata. «In questa stagione, sul mare fa particolarmente freddo», sottolinea Vera D’Arcangelo, responsabile del Granchio. «In genere noi cominciamo il servizio all’aperto a giugno. Adesso è davvero prematuro. Per questo valuteremo in base alle previsioni meteo».

