Ristoratori vestini in crisi: non va neanche l’asporto

29 Dicembre 2020

Gli operatori dei centri montani hanno preferito chiudere: «I ristori non bastano» A Penne calo degli incassi fino all’80 per cento: «Così è difficile resistere a lungo»

PENNE. Il ritorno in zona arancione non ha migliorato la situazione e le aspettative dei titolari di bar e ristoranti della zona vestina. Tutti fanno i conti con chiusure prolungate, asporti risicati e incassi ben al di sotto delle medie stagionali. Per alcuni il periodo nero dura da quando la Regione ha anticipato l’ingresso in zona rossa a novembre. Le situazioni più critiche le vivono i proprietari dei ristoranti dei piccoli centri montani. «Da noi l’asporto non è una soluzione percorribile ed è per questo che da novembre abbiamo deciso di chiudere», dice Franco Marzola del ristorante “Lu Strego” di Farindola. «Anche a Capodanno rimarremo chiusi. Speriamo che al più presto si trovino le contromisure per ricominciare a lavorare normalmente. Abbiamo preso due tranche di ristori: una da 2000 mila euro e una da 4000, ma non bastano per fronteggiare le spese». Anche la titolare dello storico ristorante “Nonno Liborio” di Villa Celiera, Alessandra Gattini è alle prese con una chiusura di oltre un mese. «Il calo del fatturato è stato grandissimo perché i giorni di maggiore affluenza nel ristorante sono stati tutti giorni di chiusura: Pasqua, 25 aprile, 1° maggio e tutto il periodo natalizio. Purtroppo l'asporto qui nei piccoli paesi è totalmente assente. Abbiamo tante difficoltà», sottolinea Gattini. E a Penne la situazione non è migliore. «Abbiamo ricevuto due tranche da 600 euro, più il ristoro riguardante la percentuale del mancato incasso», spiega Luigi Labbro Francia, titolare della pizzeria Ex Officine. «L’estate si è lavorato con una perdita d’incasso accettabile», continua, «ma ora l’incasso è sceso del 70%. A Capodanno resteremo chiusi. Manca il consumo di sala: vino, birre, patatine e i costi non sono diminuiti. Non ho messo nessuno in cassa integrazione sperando che nel periodo natalizio si sarebbe potuto lavorare, ma così non è stato. Speriamo in una ripresa, così è difficile resistere ancora a lungo».
«Nell’arco dell’anno abbiamo perso il 50% dell’incasso. In estate abbiamo lavorato bene», dice Francesco D’Addazio della paninoteca PinUp. «I ristori del decreto rilancio sono finiti in un mese e mezzo e ora siamo in attesa di i ristori di una domanda regionale. Io aspetto maggio per una ripresa. Cerchiamo di limitare i danni con asporto e consegne a domicilio». Difficile la situazione anche per i titolari del bar-libreria Tibo di Penne e della Spiaggetta di Farindola. «Con il Tibo a novembre e dicembre abbiamo perso l’80% rispetto al 2019», riferisce Marco Bozzi, «e con la Spiaggetta siamo chiusi da novembre. Stiamo vivendo con gli incassi di quest’estate, resistiamo». Anche il ristorante Tatobbe ha dovuto adeguarsi al solo asporto. «Abbiamo avuto un calo del fatturato di circa l’80%», afferma il titolare Andrea Colamartino, «a Capodanno abbiamo programmato un menù d’asporto. È un momento difficile ma dobbiamo resistere».