“Ristori 5”, altri aiuti ma cambiano i criteri

Il governo rivede i requisiti necessari a ottenere contributi
Nuovi criteri per il Ristori 5. Il Governo cambia strada rispetto alla catena degli interventi del 2020. A partire dai criteri per definire la platea delle attività che potranno beneficiare degli aiuti. Il parametro delle perdite di fatturato di aprile 2020, rispetto allo stesso mese del 2019, lascerà il posto ad una base di calcolo annuale, elevando però la soglia del calo di entrate dal 33% ad una forbice che oscilla tra il 50 e il 75%. Questo per consentire alle attività a forte carattere stagionale di accedere ai ristori, che saranno erogati indipendentemente dai codici Ateco. Il decreto conterrà nuovi contributi a fondo perduto per le attività colpite dalla crisi, ammortizzatori sociali e provvedimenti sulla riscossione delle imposte congelate, oltre alla proroga selettiva del divieto di licenziamenti legata, con molta probabilità, all’utilizzo da parte delle aziende degli ammortizzatori sociali.
PRONTI 32 MILIARDI. Camera e Senato hanno approvato uno scostamento di bilancio da 32 miliardi che servirà a finanziare il decreto Ristori 5. La palla passa adesso al Governo, che sta mettendo a punto definitivamente il provvedimento da portare in Consiglio dei ministri per l’approvazione.
Per quanto riguarda i nuovi ristori, ovvero i contributi a fondo perduto per risarcire le attività che sono state colpite dai provvedimenti anti Covid e che sono rimaste chiuse completamente o hanno dovuto ridurre l’esercizio, il criterio di calcolo sarà diverso da quello applicato con i precedenti provvedimenti.
VIA I CODICI ATECO. Gli elenchi dei codici Ateco, che incasellano nei registri delle Camere di Commercio le varie attività, usciranno di scena, con l'obiettivo di estendere i sostegni alle imprese delle filiere colpite non solo da obblighi diretti di chiusura o limitazione dell’attività, ma dalle ricadute della crisi economica scaturita dalle restrizioni anti Covid. Il meccanismo di calcolo, pertanto, sarà basato esclusivamente sulla perdita di fatturato.
CALCOLO ANNUALE. Nei precedenti decreti Ristori, per quantificare i finanziamenti da erogare alle imprese, è stata comparata la perdita di fatturato subita ad aprile 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una soglia minima fissata al 33%.
Nel Ristori 5 verrà previsto, come riferimento, un lasso di tempo più ampio, su base annuale: in sostanza, il nuovo meccanismo dei ristori si baserà sulla perdita di fatturato dell’intero 2020, valutando anche quello che le imprese e le partite Iva hanno già incassato in base ai precedenti aiuti, per «ripianare le eventuali limiti o situazioni di penalizzazione che si possono essere state».
SOGLIA DI FATTURATO. Per quanto riguarda la soglia di fatturato che darà diritto ai nuovi aiuti, il Governo non ha ancora preso una decisione definitiva, ma l’idea di massima è quella di prevedere soglie più alte di quelle finora prese in considerazione, come perdita di fatturato.
Il calo minimo delle entrate che dà diritto ai contributi statali non dovrà più essere del 33%, ma compreso tra il 50 e il 75%, nell’arco però di 12 mesi, per uscire dal parametro dei codici Ateco e ristorare anche le attività rimaste aperte per decreto, che tuttavia non hanno incassato, come anche le aziende che lavorano su base stagionale e che sono state penalizzate dal calcolo misurato esclusivamente sul mese di aprile.
BONUS DA 1.000 EURO. Il bonus inserito nel Ristori 5 potrebbe essere esteso anche agli stagionali del turismo, con un rinnovo dell’indennità una tantum anche ai lavoratori dello sport.
Il bonus da 1.000 euro sarà erogato ai lavoratori che non hanno diritto alla cassa integrazione, ma che sono stati colpiti in modo determinante dalla crisi pandemica: riguarderà, nello specifico, i lavoratori dipendenti stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, i lavoratori in somministrazione, impiegati nelle imprese che operano nel comparto turistico, oltre ai lavoratori di altri settori diversi da quelli del turismo e delle terme, che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro, ai lavoratori intermittenti e agli addetti alle vendite a domicilio.
CASSA INTEGRAZIONE. Per i lavoratori dipendenti, invece, sono in arrivo altre 26 settimane di cassa oltre a quelle già utilizzabili fino a marzo, concesse dalla manovra di Bilancio.
La misura non sarà destinata a tutto l’apparato produttivo, ma alle sole imprese e tipologie di attività che sono state più colpite dalla crisi economica da Covid- 19. Si studia anche una proroga dello stop ai licenziamenti, con un meccanismo, però, più selettivo. Attualmente la legge di Bilancio prevede il blocco dei licenziamenti fino al prossimo 31 marzo, per la totalità delle imprese, mentre la proroga della cassa integrazione sarà limitata alle aziende dei settori più in crisi.
CARTELLE E PIGNORAMENTI. Cartelle esattoriali e pignoramenti sospesi fino al 31 gennaio. Il Governo sembra orientato a prevedere un meccanismo che consenta di riprendere le attività di riscossione a partire dal 1° febbraio, ma tenendo conto delle difficoltà dei contribuenti dovute alla crisi economica legata alla pandemia e diluendo il più possibile l’invio delle nuove cartelle.
Il capitolo sulla pace fiscale non è chiuso: potrebbe prevedere sia una nuova rottamazione, sia un provvedimento di saldo e stralcio. In caso di rottamazione delle cartelle esattoriali, il contribuente pagherà per intero la somma originariamente dovuta, ma senza l’applicazione di interessi o sanzioni, mentre il saldo e stralcio comporta anche una riduzione del dovuto, come un tradizionale provvedimento di sanatoria, ma è riservato ai contribuenti con un basso reddito.

