Ritrovato l’antico mulino ad acqua

3 Luglio 2020

Torna alla luce “La Mulinella” grazie all’Archeoclub di Piano d’Orta

SAN VALENTINO. Per iniziativa dell’Archeoclub d’Italia Vado del Ceraso di Piano d’Orta, è stata ritrovata nel territorio di San Valentino la famosa e antica costruzione lapidea “La Mulinella” che costituiva l’antico mulino ad acqua del tipo “Ritrecine”.
Un gruppo di soci dell’Archeoclub, Vincenzo De Angelis, Valerio Natarelli, Franco Marulli e Rocco Mastrodicasa, hanno esplorato il territorio lungo il fosso detto “delli Raitrici”, prossimo al rudere del famoso ponte romano sul fiume Orta e al ramo tratturale Centurelle-Montesecco, e hanno individuato l’antica costruzione. «Si tratta», spiega Marulli, «della parte rimasta seminterrata di un antico mulino ad acqua. I mulini si distinguono tra loro in base alla posizione e alla tipologia della ruota, orizzontale o verticale, realizzata con materiali diversi. Il mulino verticale viene anche detto Vitruviano. Nel caso dei mulini orizzontali, invece, la ruota è denominata Ritrecine, posta orizzontale al terreno e alloggiata in un locale detto carcerario, ubicato nella parte inferiore dell’edificio».
La Ritrecine, mossa dalla spinta dell’acqua, imprimeva il movimento all’organo macinante (il palmento) costituito da due mole: una inferiore fissa (la sottana) e una superiore mobile (soprana). Quest’ultima, essendo solidale alla Ritrecine, faceva il suo stesso numero di giri, particolare che svela quello che è stato da sempre il mistero del toponimo che si dà al luogo del ritrovamento: il Fosso delle Raitrici o Fosso delle Ritrecine. Il ritrovamento porta alla luce il “vano carcerario”, una struttura formata da muri portanti in pietra delle dimensioni interne in pianta di circa 6 metri di lunghezza e 2,50 metri di larghezza, con copertura a volta in pietra a vista. Il pavimento, che sicuramente doveva esistere, come spiegano i ricercatori dell’Archeoclub, è ricoperto da uno strato di terriccio. «Tutta la struttura risulta praticamente interrata. Sulla sommità della copertura a volta a botte», riprende Marulli, «vi è un foro quadrato, identificabile come il foro dell’ingresso dell’acqua corrente che proveniva da quota superiore che, a caduta libera, metteva in funzione la ruota orizzontale, la Ritrecine. L’acqua poi, una volta esaurito il suo percorso a caduta, riprendeva la via della valle per ricongiungersi prima al fossato e poi al fiume Orta sottostante».
Il sindaco di San Valentino Antonio D’Angelo ha spronato il gruppo Archeoclub ad approfondire la ricerca sul manufatto, che ha avviato uno studio e un programma di indagini, chiedendo il coinvolgimento degli enti territoriali interessati allo scopo di rivalutare questa importante emergenza storica di economia industriale, non solo a livello storico-turistico ma anche per la sua importanza didattica.
Questi i nomi dei membri dell’Archeoclub di Piano d’Orta: Giovanni Ricci, presidente, Rocco Mastrodicasa, vice, Franco Marulli, segretario, Danilo Di Amico, tesoriere e Giovani Marulli, addetto stampa e rapporti con le istituzioni.
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