«Rivedrò mio marito, ma non so se ho ancora casa»

Nataliya e i suoi figli sono ripartiti verso Leopoli dopo un mese vissuto a Lanciano Ma la paura è tanta: «Non sappiamo cosa troveremo, il pericolo resta grande»
PESCARA. Mamma Nataliya fuma nervosamente. Attende il suo pullman per tornare a Leopoli nel piazzale di fronte alla stazione di Pescara, insieme ai suoi due figli. Tornerà in Ucraina dopo un mese, ma la paura è ancora tanta e non basta il sorriso candido di sua figlia Sofia, che ha solo 1 e mezzo, a riscaldare i momenti di attesa prima della partenza. In Ucraina la guerra c’è ancora e il timore di tornare tra le braccia della morte si legge tra le pieghe dei volti di chi parte. La preoccupazione di Nataliya è tanta, almeno quanto la voglia di riabbracciare suo marito, che non aveva potuto accompagnare lei e i suoi figli durante il viaggio fino a Lanciano, dove vivono da anni alcuni parenti. «Siamo arrivati in Abruzzo un mese fa (il 10 marzo, ndr)», spiega Nataliya, mentre suo figlio 17enne Oleg fa le veci del padre e copre accuratamente la sorellina dal vento gelido che culla la loro attesa, «non volevamo andar via dall’Ucraina, perché a Leopoli la situazione era più tranquilla rispetto ad altre città. Ma le sirene aumentavano giorno dopo giorno, così come il rumore delle esplosioni. E così, io e mio marito abbiamo deciso di portare in salvo i nostri figli. Lui però è rimasto in Ucraina a combattere, lontano da casa». Nataliya e i suoi due bimbi hanno trovato riparo a Lanciano, a casa della madre di Nataliya che vive in Abruzzo da diversi anni. Dopo un mese, però, la voglia di tornare ha cominciato a prendere il sopravvento e si è fatta travolgente per lei e le altre famiglie di profughi già ripartite.
L’attesa
L’attesa per il pullman si fa lunga, ma Nataliya non si preoccupa: il suo volto è una mistura di emozioni. I suoi occhi bastano a raccontare il dramma di un’intera famiglia. Le sue braccia gracili hanno avuto la forza di portare in salvo la piccola Sofia, mentre le spalle di suo figlio Oleg si sono fatte improvvisamente più larghe durante la fuga dalla guerra. «Mia madre vive a Lanciano da tanto», spiega Nataliya, mentre si accende l’ennesima sigaretta e cerca di scaricare la tensione, «ma l’ultima volta che siamo venuti in Abruzzo risale a nove anni fa, mio figlio Oleg aveva appena otto anni», mentre adesso si trova a far da padre a sua sorella, che spezza la tensione nell’aria con gemiti e risate fragorose. Oleg mette a posto i bagagli e le ultime cose: Nataliya dovrà caricarsi una decina di valigie in cui ha messo di tutto, dal cibo ai vestiti, ma anche cuscini e coperte. «Abbiamo saputo che la situazione a Leopoli si è un po’ tranquillizzata», dice Nataliya, «ma non so cosa troveremo e soprattutto se avremo ancora una casa al nostro ritorno. Resto in contatto con mio marito e finalmente potrò riabbracciarlo, ma neanche lui vive più in casa e non sappiamo se sia ancora in piedi».
LA PARTENZA
Nataliya e i suoi figli hanno vissuto per tre giorni in un bunker. Poi sono stati catapultati in un altro Paese.
Ma ora il richiamo dell’Ucraina è tornato a farsi insistente. Il pullman che dovrà riportarli a Leopoli arriva da Bari poco prima delle 14 e ha già raccolto decine di disperati che cercheranno di riappropriarsi della loro vita sconquassata. È in ritardo di quasi un’ora e quando arriva Nataliya si affretta a caricare i bagagli. «Non vedo l’ora di festeggiare tutti insieme la Pasqua ortodossa», che quest’anno cade il 24 aprile. Quando le porte del pullman si aprono, altri profughi ne approfittano per sgranchirsi le gambe: li attende un viaggio di quasi 20 ore fino a casa. Nataliya si attarda un po’ perché la piccola Sofia ha smarrito la bambola che portava con sé e ha cominciato ad agitarsi. La madre carica i bagagli pesanti con l’aiuto degli autisti, ma il passeggino della figlia è troppo ingombrante. Nataliya non vuole saperne di lasciarlo indietro e trova il modo di lanciarlo nella stiva del pullman a due piani, mentre suo figlio Oleg carica gli altri bagagli senza voglia di parlare: ha solo 17 anni e ha già vissuto diverse vite. Quando Nataliya sale sul pullman la piccola Sofia ha finalmente smesso di piangere. La speranza si riaccende luminosa dal suo sorriso innocente.

