Riviera sud, clienti in fuga «Ma qui il mare è pulito»

11 Agosto 2016

Viaggio tra i balneatori costretti a lottare tra crisi, scetticismo e mareggiate

PESCARA. «Ma il mare com'è?». È il refrain dell'estate, la prima domanda che bagnanti e turisti rivolgono ai titolari degli stabilimenti balneari della riviera sud, dal fosso Vallelunga al confine con Francavilla, per conoscere le condizioni di un litorale che non ha pace, tra mareggiate, inquinamento e conseguente fuga dei clienti. Poco importa se questi, i proprietari dei lidi, si scervellano e fanno i salti mortali per trovare l'idea acchiappaturisti che faccia tendenza e che possa reggere per tutta la stagione.

La Zattera sta diventando lo stabilimento dei vip. «Negli anni scorsi», affermano entusiasti Giancarlo Lanaro, la moglie Sonia e la figlia Alessandra, «abbiamo ospitato Pino Daniele, Irene Grandi, Antonello Venditti, Ivana Spagna, Elisa e tanti altri e qualche settimana fa è venuto Raf». Spalmato al sole su una sdraio che galleggia nell'acqua, il cantante era inavvicinabile, accanto alla consorte e guardato a vista dal body guard che aveva chiesto di non disturbarlo «perché ha solo mezz'ora di riposo».

Alla Stella d'Oro, i giovani titolari originari di Sulmona, Giuseppe e Annalisa Monti, 28 e 34 anni, nell'acqua hanno trovato «stelle marine vive e tante meduse, segno che il mare è pulito». Alle Nereidi, di Pasquale e Carlo Campagna, arrivano da Nocciano colonie, non solo di bimbi, ma anche di anziani, che si rifugiano sotto le tettoie, all'ombra, a giocare carte. Ma a tuffarsi in acqua, non pensano proprio.

Al Pirata una baby sitter e un animatore tengono a bada le piccole pesti che scalpitano per andare in acqua con braccioli e salvagente. A riva devono stare, perché il mare è inquinato, borbottano mamma e papà. E invece no, perché i titolari di otto lidi di viale Primo Vere, lo gridano forte che «qui, il mare è pulito». Angelo Sissa, del Pirata, lo ha fatto persino scrivere a caratteri cubitali su un’insegna all'ingresso: «Mare pulito», si legge, segue numero di cellulare per le prenotazioni. Ma le prenotazioni scarseggiano ovunque, gli stabilimenti sono semideserti.

Agosto compensa solo in parte i vuoti di luglio. Pochi sono gli ombrelloni occupati, le poltroncine di rattan e le palme, anche finte, che fanno tanto atmosfera caraibica e ricordano oceani da sogno. Ma quale sogno? L'incubo dei balneatori sono soprattutto le fughe dei clienti causa psicosi inquinamento, e non solo le mareggiate che rosicchiano tonnellate di sabbia e distruggono la torretta dei lifeguard, come accaduto al 186, il lido di Clea Rocco, originaria del Sud, a due passi dal fosso Vallelunga. Un fossato per la raccolta delle acque piovane che non preoccupa più di tanto la balneatrice, a capo di uno stabilimento che porta il nome di una combinazione della cabala: «Il problema» chiarisce Rocco, «non è fosso Vallelunga che convoglia le acque di un quartiere a bassa concentrazione residenziale, ma l'Aca che apre e chiude le condotte e poi accadono gli incidenti che mi hanno portato, ad aprile, a issare un divieto di balneazione, per fortuna, fuori stagione. Le nostre acque sono buone o sufficienti come scrivono all'Aca? Questo è il dilemma, la mancanza di chiarezza che confonde i bagnanti e le mamme, che impediscono l'ingresso in acqua ai bambini. E' una situazione insostenibile e i balneatori soccombono se devono portare questi fardelli. La politica tutta, a livello nazionale, deve credere nel turismo balneare e l'emergenza inquinamento è stata mal gestita».

Un turismo che si fa difficile se una cedrata al bar dello stabilimento costa tre euro, mentre con 2, 99 centesimi si acquistano 4 bottigliette della stessa bevanda al supermercato. Alcuni giorni fa, il fossato appariva melmoso, eppure qualcuno, pochi coraggiosi, si abbronzava a pochi metri dal canneto che nasconde il ruscello di fango nelle spiaggette libere strette tra il 186 e Le Nereidi. Questo lido, insieme a La Caravella di Tiziana Comignani, sono stati i più protetti dalla mareggiata di metà luglio per via del pennellone di scogliera, che parte dalla battigia e si inoltra nelle acque per una cinquantina metri, che ha bloccato l'irruenza del mare in tempesta.

«Ci siamo quasi salvati grazie alla scogliera e cautelati infilando i cappucci agli ombrelloni, altrimenti sarebbe stato spazzato via tutto», precisa Comignani mentre osserva vedette della polizia e della guardia costiera solcare le acque fin quasi a raggiungere la riva. L'allerta meteo, lanciata in tempo, ha permesso ai balneatori di organizzarsi, spostare le suppellettili, ombrelloni, sedie e sdraio e accatastarli in un angolo sino alla fine del nubifragio che ha riversato acqua sulla spiaggia fino a raggiungere le terze e quarte file di palme e ombrelloni, senza fortunatamente causare danni a cose o persone.

I balneatori a sud fanno notare, infine, che «tutti gli eventi importanti si svolgono a piazza Salotto, mentre noi viviamo all'ombra della città». Meno venti, meno trenta, meno quaranta, meno cinquanta: sono le percentuali dei cali di presenze negli stabilimenti di viale Primo Vere dove c'è anche chi prenota la palma, ma non si fa vivo, e chi si fa vivo non gliene importa nulla degli equilibrismi attiraclienti dei balneatori. A una sola domanda, osserva Comignani, la clientela vuole una risposta: «Ma il mare com'è?».

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