Rivolta dei detenuti, quattro agenti feriti

Notte di follia al San Donato: 5 nordafricani danno fuoco alla cella, poi aggrediscono i poliziotti penitenziari con calci e pugni
PESCARA. Vigilia di Ferragosto turbolenta nel carcere di Pescara, con l’ennesima rivolta violenta inscenata da cinque detenuti nordafricani, che hanno causato il ferimento di quattro agenti di polizia penitenziaria intervenuti prontamente per riportare la situazione alla normalità. L’ultimo episodio un mese fa, il 13 luglio scorso, con un agente ferito ad una mano.
I cinque si sono barricati in cella in segno di protesta e hanno dato sfogo alla loro rabbia distruggendola completamente. Non contenti, hanno appiccato il fuoco facendo scoppiare un incendio. Quando gli agenti sono entrati per sedare la rivolta e spegnere le fiamme, i cinque hanno iniziato ad aggredire e colpire i poliziotti con graffi, pugni, calci e armi rudimentali. Gli agenti sono riusciti a mettere fine alla ribellione violenta, ma quattro di loro hanno avuto la peggio. Uno è stato trasportato da un’ambulanza del 118 all’ospedale di Pescara: ha riportato una lussazione ad una spalla e diversi punti di sutura a un gomito con prognosi di venti giorni. Gli altri hanno riportato rispettivamente un trauma alla mano, alla spalla e una frattura (alla mano) con prognosi di 15, 10 e 30 giorni.
L’episodio è stato denunciato dal Sappe, Sindacato autonomo della polizia penitenziario. Il segretario provinciale Giovanni Scarciolla: «I detenuti di origine magrebina, già erano stati già promotori di altre situazioni e dinamiche analoghe. Il prezioso intervento degli agenti ha ripristinato la situazione. Poteva essere una tragedia per la follia e l’irresponsabilità dei cinque detenuti, ma per fortuna i poliziotti penitenziari hanno evitato peggiori conseguenze».
E’ amara ed impietosa la denuncia del segretario generale del Sappe Donato Capece: «Aspettano forse che qualcuno lanci una pistola dentro al carcere o che succeda una tragedia prima di porre rimedio a queste incredibili falle che, se si fosse ascoltato il Sappe per tempo, si sarebbe potuto evitare all’origine. È possibile che non si possano schermare le celle delle carceri, i cortili ed i saloni dove i detenuti svolgono attività, all’uso dei telefoni cellulari come invece avviene in moltissime se non tutte le carceri europee?».
Per il leader del sindacato dei baschi azzurri è necessario «intervenire sulla carenza di organico, sulle aggressioni al personale di polizia penitenziaria, sull’adeguamento delle risorse contrattuali e la dotazione del taser e della tecnologia a supporto della sicurezza». Per questo Capece ricorda che «dal 2023 si sono registrati 1.760 casi di violenza e 8.164 atti di minaccia, ingiuria, oltraggio e resistenza». Capece evidenzia poi i problemi connessi alla gestione dei detenuti stranieri, di quelli tossicodipendenti e degli psichiatrici, che «non dovrebbero stare in carcere ma in Comunità adeguate».

