Rivolta nel centro Via cento migranti

Venezia, torna la calma dopo le proteste per la morte di una ragazza Ma esplode la polemica. Salvini e Gasparri: «Espulsioni di massa»
ROMA. Dopo la rivolta è tornata la calma a Cona, centro di tremila abitanti in provincia di Venezia che martedì ha vissuto la sua giornata più lunga dopo la morte improvvisa di una giovane ivoriana, Sandrine Bakayoko, 25 anni, ospite del Centro di prima accoglienza della frazione di Conetta. Per i 25 operatori che si trovavano all’interno della struttura sono state ore interminabili, con la rabbia che è montata violenta per i presunti ritardi nei soccorsi, i mobili dati alle fiamme, la corrente staccata per aumentare i disagi, e il personale costretto a rifugiarsi negli uffici. Tutti ostaggio delle proteste di una quarantina di migranti diventati in poco tempo cento, mentre le pareti venivano colpite con bastoni e spranghe. Una tensione che si è allentata solo alle due di notte quando, con l’intervento di carabinieri e polizia, il personale è riuscito a lasciare l’ex caserma. Ma se ieri, faticosamente, la situazione è tornata alla normalità, nel campo della politica sono riesplose le polemiche con il leader della Lega Matteo Salvini che assieme a Maurizio Gasparri, Forza Italia, invoca «espulsioni di massa» ed esponenti Pd come Marietta Tidei e Vanna Iori che dicono «basta a strumentalizzazioni», mentre le organizzazioni che si occupano dei profughi, da Migrantes al Centro Astalli, chiedono una revisione del sistema, perché i centri come quelli di Cona, cresciuti a dismisura nei numeri sulla spinta dell’emergenza, sono una risposta inadeguata.
Il giorno dopo, la prima risposta alla ribellione di Cona è il trasferimento, deciso dal Viminale, di circa cento richiedenti asilo nelle strutture disponibili in Emilia Romagna. Una misura necessaria per alleggerire il centro di accoglienza, una ex base militare, che ospita 1400 persone (40 delle quali sono donne), in condizioni di sovraffollamento insostenibili, con gli immigrati stipati in tendoni dove sono ammassati letti a castello. «È una concentrazione che va risolta. Qui la politica ha fallito - dice il sindaco Alberto Panfilio - Questo centro era nato nel luglio 2015 per ospitare 15 migranti e in agosto erano già 300». Non è la prima volta che a Cona esplode la protesta: era già accaduto il 30 agosto scorso, a causa dei lunghi tempi di attesa per le pratiche d’asilo, e il 27 gennaio di un anno fa, contro il livello di assistenza offerto dalla struttura.
Sandrine Bakayoko è stata trovata ormai in fin di vita in uno dei bagni riservati alle donne, dopo che il suo compagno, insospettito dalla sua lunga assenza, era andato a cercarla e con gli operatori aveva sfondato la porta. La Ulss Euganea nega però ritardi nei soccorsi: secondo la ricostruzione fornita dalla direzione, il personale sanitario ha raggiunto Cona in una ventina di minuti dopo la richiesta di intervento, registrata alle 12.48: l’ambulanza partita da Cavarzare è arrivata alle 13.09, sei minuti dopo l’auto medica partita da Piove di Sacco. Ma la ragazza era già in arresto cardiorespiratorio e nonostante tutti i tentativi di rianimarla, al suo arrivo in ospedale, alle 13.46 era già morta. La documentazione e le testimonianze saranno ora esaminate dalla procura di Venezia che ha aperto una inchiesta sulla vicenda, mentre l’autopsia ha certificato che la morte è sopraggiunta per tromboembolia polmonare.
Entro gennaio il ministro dell’Interno Marco Minniti sarà ascoltato dalla Commissione d’inchiesta sui migranti sull’ipotesi di creare Cie in ogni regione. Mentre Giovanni Paglia, di Sinistra italiana, ricorda che Cona è «una bomba a orologeria». Per il governatore del Veneto Luca Zaia i centri di accoglienza come Cona «devono chiudere», espellendo «i facinorosi e tutti quelli che non sono profughi». Lucio Malan di Forza Italia attacca: «Basta servizio taxi nel Mediterraneo», mentre per Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia «questi sono i risultati di anni di governo del Pd con la complicità dei voltagabbana del centrodestra».
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