Rogo a Montesilvano, il sopravvissuto: «La sera prima avevamo acceso la carbonella»

Dopo la morte del clandestino precipitato dal sesto piano, i carabinieri ascoltano superstite e padroni di casa. «Le bombole di gas erano scariche per cucinare si usava il braciere». Palazzo senza polizza incendi da un anno
MONTESILVANO. Non c’era gas nelle bombole dell’appartamento andato in fiamme, e la caldaia dell’impianto di riscaldamento non funzionava. Sono queste le prime certezze degli investigatori che stanno indagando sulle cause dell’incendio divampato domenica mattina al sesto piano del palazzo al civico 6 di via Isonzo e costato la vita al 52enne senegalese Ndiaga Diallo.
In attesa di fare un sopralluogo con una componente specializzata dei vigili del fuoco, per capire meglio da dove si è sviluppato il rogo e perché, i carabinieri della compagnia di Montesilvano diretti dal capitano Vincenzo Falce tra domenica e ieri hanno ascoltato chi, oltre alla vittima, abitava in quell’appartamento. E cioè i due proprietari, entrambi senegalesi, titolari dell’appartamento dal 2007, che la mattina di domenica sono usciti intorno alle sette, e il sopravvissuto di 45 anni, Samb Amadou Anta che con Dialla si trovava in casa al momento del rogo. Tutti e tre hanno riferito che le bombole del gas erano finite già da qualche giorno e che proprio per questo motivo nell’appartamento cucinavano utilizzando un braciere con la carbonella. Per poi spegnerla e sistemare tutto sul balcone. Anche sabato sera, la sera prima del rogo, hanno detto di aver utilizzato la carbonella per preparare la cena ma poi tutti e tre hanno rimarcato di essersi sincerati, ognuno per conto proprio, del fatto che la brace fosse spenta. In ogni caso un ulteriore elemento per i carabinieri e, soprattutto per i vigili del fuoco, chiamati a chiarire le cause del rogo. Tra le quali continua a restare valida l’ipotesi del cortocircuito: una stufetta lasciata accesa o uno dei due televisori presenti nell’appartamento di 70 metri quadrati. Nel frattempo, ovviamente, l’appartamento resta sotto sequestro mentre tra gli abitanti del palazzo ancora stravolti, monta la rabbia per quanto accaduto. «L’incidente mortale di domenica non è l’epilogo, ma è solo l’inizio di una situazione di per sè già gravissima», torna a ripetere Carlo Ariosto che con la sorella Stefania tra il 2013 e il 2014 ha amministrato il palazzo attualmente affidato a un amministratore giudiziario.
«L’ho già detto, è stato un disastro annunciato», ribadisce Ariosto che come vice presidente del comitato di quartiere si batte anche contro la prostituzione nella zona della Pineta. «Siamo nel degrado totale, e per questo sono stato dall’assessore Cozzi stamattina (ieri ndr) ottenendo anche dal comandante della polizia municipale delle rassicurazioni per quanto riguarda controlli e verifiche. E anche per nuove misure antiprostituzione». Resta comunque alto il malcontento all’interno del palazzo, affidato dal giudice Bozza a un amministratore giudiziario dopo anni di liti a colpi di esposti e denunce tra gli ex amministratori, Di Primio e Ariosto in primis, con relative frange di sostenitori all’interno dell’assemblea. «L’attuale amministratore Gabriele Di Blasio ha riunito l’ultima assemblea a giugno del 2015», protesta ancora Ariosto che ieri, come molti degli altri inquilini, ha scoperto che il palazzo non ha la copertura assicurativa per l’incendio, rinnovata l’ultima volta a febbraio del 2015 e scaduta a febbraio dell’anno scorso. E se per l’appartamento del sesto piano distrutto dalle fiamme è ipotizzabile che intervenga l’assicurazione stipulata con il mutuo dai due proprietari, resta da chiarire chi, eventualmente dovrà pagare i danni degli appartamenti attigui.
Intanto, quasi certamente domani, dovrebbe svolgersi l’autopsia su Diallo.
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