Rogo della Pineta, tocca ai periti: da chiarire cause e responsabilità

Incarico affidato a due esperti con l’obiettivo di rispondere ai quesiti posti nell’incidente probatorio E il 26 settembre dovranno riferire in aula sull’innesco dell’incendio e su eventuali mancanze e incurie
PESCARA. Sarà una perizia tecnica a stabilire eventuali responsabilità dei quattro indagati individuati dalla procura di Pescara per l’incendio che il 1° agosto 2021 distrusse parte della riserva naturale della Pineta Dannunziana.
E ieri mattina, davanti al gip Fabrizio Cingolani, è stato affidato l’incarico agli ingegneri Enrico De Acetis e Gianluca Ciofani che dovranno rispondere ai quesiti posti dal giudice nel corso di un incidente probatorio chiesto dal procuratore Giuseppe Bellelli e dal sostituto Anna Benigni, titolari dell’inchiesta. Quesiti volti a verificare le cause dell’incendio che si sarebbe sviluppato lungo il tracciato ferroviario, e che vede indagati, insieme al sindaco Carlo Masci, il responsabile della direzione infrastrutture di Ancona di Rfi, Nicola Aquilani; Pietro Ferrone, quale amministratore della Ferrone Pietro & C., la ditta che effettuò per conto di Rfi i lavori di manutenzione nel tratto incriminato; Fabio Canonico, quale direttore dei lavori, il tecnico che avrebbe dovuto verificare la corretta esecuzione dei lavori di manutenzione. I periti inizieranno il 2 marzo e dovranno riferire in aula il 26 settembre, quando dovranno anche rispondere alle domande del corposo collegio difensivo. Dalle indagini svolte dai carabinieri forestali risultò che, una volta ripulito il tratto ferroviario dalle sterpaglie, queste sarebbero state lasciate sul posto. E così, quella scintilla partita dal sistema frenante del treno Lecce-Varano avrebbe trovato il terreno ideale per innescare le fiamme che si propagarono fino alla Pineta, distruggendo 37 ettari di terreno della riserva naturale, causando un grande danno ambientale. L’inserimento, fra gli indagati, del sindaco (difeso dall’avvocato Augusto La Morgia) sarebbe dovuto al fatto che lo stesso, quale autorità di Protezione civile, «non predisponeva», come scritto nell’imputazione, «le specifiche misure, ovvero l’installazione di sistema di sorveglianza e, nonostante il centro funzionale dell’Abruzzo il 31 luglio 2021 avesse indicato per la provincia di Pescara una suscettività all’innesco di rischio alto, il pattugliamento anti incendio boschivo, nonché l’ordinanza volta a prevenire il rischio di incendio boschivo, misure tutte volte a evitare l’innesco di incendi nella Pineta Dannunziana, area indicata ad alto rischio boschivo nel piano comunale di protezione civile».
E i quesiti posti ai periti, oltre a stabilire le cause di innesco del rogo e la dinamica, precisando su quali elementi oggettivi e soggettivi possa fondarsi l’eventuale responsabilità degli indagati, tocca la questione normativa e quindi la riconducibilità dell’incendio a eventuali incurie nella manutenzione del tratto ferroviario e il possibile collegamento alla mancata adozione di misure antincendio da parte dell’ente gestore della Pineta.
Dopo il disastro vennero presentati tre esposti e una denuncia di 29 cittadini, contro il Comune e le sue presunte omissioni. Esposti della Stazione ornitologica abruzzese, del Codacons Abruzzo e una denuncia di un volontario di Protezione civile.

