Rom contro i senegalesi per la cocaina mai pagata

19 Giugno 2015

Dalle intercettazioni della finanza spunta una lite per un debito di droga «Dateci i soldi, vi bruciamo le macchine appena vi vediamo a Montesilvano»

MONTESILVANO. Il sogno degli spacciatori senegalesi è «fare tanti soldi, subito». E il boss di via Ariosto ci prova anche non pagando la cocaina presa dai rom di Montesilvano e Pescara. Ma quel debito di poche centinaia di euro, i rom non se lo dimenticano: «Vieni stasera sennò te lo giuro, non mi sta bene», così il capofamiglia avverte la compagna del senegalese Abdou Mbaye, 38 anni, in un’intercettazione telefonica. Dall’inchiesta della finanza sullo spaccio di droga che, all’alba di martedì scorso tra le case di via Ariosto, ha portato a 19 arresti – 8 in carcere e 11 ai domiciliari – con 64 indagati, emerge anche la lite per i debiti di droga.

«Ci bruciano la macchina». L’indagine della finanza rivela che i senegalesi si sono riforniti di marijuana dai trafficanti albanesi ma, per l’eroina e la cocaina, il canale prediletto è stato quello dei rom locali. Che vendono sì, ma non tollerano ritardi nei pagamenti. E se ritardi ci sono, i rom intervengono con le minacce. Lo rivelano le telefonate intercettate. Parlando con un amico, l’allora compagna del capo della presunta cupola senegalese racconta: «Ci hanno minacciato a tutte e due che se ci vedono a Montesilvano ci levano le macchine... ci picchiano e ha detto che se Abdou non paga i soldi, eh... hanno detto pure che sanno mio figlio dove va a scuola e che vanno a prendere mio figlio a scuola e menano mio nonno... Lo zingaro ieri sera mi ha chiamato a me, alle 11,30, e mi ha detto io ti vengo a cercare per tutta Chieti e se ti trovo con la macchina ti brucio pure la macchina, mi ha detto».

«Se non pago mi rompono». La donna del capo non può fare altro che pagare: «Sono andata alle poste e mi hanno dato i soldi. Siccome mi ha chiamata Ferdinando sto andando a pagare il mio debito sennò mi rompono i coglioni». E quando lei sta per presentarsi all’appuntamento per la consegna dei soldi, manda un sms: «Quando vengo a mezzanotte prepara da mangia per 5». Per gli investigatori, significa che una volta regolarizzato il debito, gli affari possono continuare: quella frase rappresenta un modo per dire di confezionare «5 grammi di cocaina», «non potendosi ritenere che il riferimento al preparare da mangiare riguardasse effettivamente un’attività legata all’alimentazione», così scrive il gip Gianluca Sarandrea sull’ordinanza che racconta di un’organizzazione capace di fare affari con albanesi e rom e poi di rivendere la marijuana ai ragazzi della riviera, da Silvi a Francavilla.

«Clienti bianchi». Ma fare soldi con la marijuana non è facile: «Adesso il mercato è rovinato», sbotta un senegalese mentre tratta la vendita di un chilo di droga a 1.500 euro. Il compratore si lamenta del prezzo, troppo alto: «Un altro la dà a meno. Io ho clienti bianchi e loro ogni giorno vengono per dirmi che quell’altro vende a 3». E lo spacciatore grossista indica cosa deve rispondere «ai clienti bianchi»: «A quei ragazzi devi dire che tu hai roba più buona, non è uguale alla roba di quelli. Domani vieni a prenderla, te la do a 1.300». Ma l’accordo non si trova perché, nel calcolo, va inserito anche il biglietto dell’autobus per andare a Roma a prendere la droga: ««No, ragazzo, 1.300 vuol dire a due e 60, così non ci riesco pagando il biglietto». «Allora, a posto, stammi bene». L’accordo si trova un’altra volta per mezzo chilo di droga ma la finanza segue i movimenti e, quando la marijuana arriva a Pescara, scatta il sequestro.

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