Roma, Marra verso il giudizio immediato

16 Febbraio 2017

Le vicende romane ricompattano i grillini. Ma preoccupa il fronte giudiziario

ROMA. Le vicende romane ricompattano i Cinquestelle, uniti per fronteggiare quella che Luigi Di Maio chiama una campagna di «intimidazione» verso il Movimento. «Vogliono cancellare la nostra storia, intimidendoci. L’unica cosa che vi stanno raccontando è che il M5S è il problema dell’Italia ma sappiamo che non è così», commenta il vice presidente della Camera che oggi torna nelle piazze per raccontare «i risultati» del Movimento in Abruzzo con iniziative a favore della Protezione civile e poi in Campania e in Toscana a diffondere le iniziative di microcredito. E se Di Maio sembra aver assunto a tutti gli effetti la leadership del Movimento, almeno in un’ottica elettorale, si eclissano i ruoli degli altri parlamentari. Lo scettro del Movimento è stretto di fatto nelle mani di un ristretto cerchio di “fedelissimi”. La fronda “dissidente” ha allentato la pressione: l’urgenza ora è fare fronte comune, soprattutto sulla Capitale.

E il fronte giudiziario si incrocia con quello della dissidenza a proposito del nuovo regolamento e statuto del Movimento. È stata infatti fissata al 28 marzo a Roma l’udienza di discussione sulla richiesta di sospensione cautelare del regolamento M5S presentata da alcuni iscritti al M5S. Rappresentati dall’avvocato Lorenzo Borrè, hanno impugnato regolamento e statuto che stabiliscono anche le espulsioni votate in rete ed approvate lo scorso ottobre. Beppe Grillo dovrebbe poi presentarsi in Tribunale a Napoli il 16 marzo per espletare davanti al giudice il tentativo di composizione dell’impugnazione del primo regolamento M5Ss e delle 23 espulsioni di dissidenti a livello locale. C’è poi il fronte delle annunciate querele ai giornalisti che il M5S ha promesso.

E sul fronte giudiziario capitolino, si potrebbe accelerare l’inchiesta che vede coinvolto l’ex braccio destro del sindaco Raggi, Raffaele Marra e l’imprenditore Sergio Scarpellini. Per entrambi, la procura contesta il reato di corruzione e gli elementi raccolti in questi mesi di indagine sarebbero sufficienti a dimostrare la responsabilità dei due. Una serie di tasselli all’impianto accusatorio che potrebbe portare, in tempi relativamente rapidi, gli inquirenti a sollecitare al gip la richiesta di giudizio immediato. Si tratta del rito che consente di saltare l’udienza preliminare portando il processo direttamente in aula. Un vero e proprio slancio quindi ad una indagine che ha vissuto il suo punto di svolta il 16 dicembre scorso con gli arresti di Marra e Scarpellini, quest’ultimo agli arresti domiciliari. Oggetto del fascicolo sulla corruzione i soldi che Scarpellini diede a Marra per l’acquisto di due appartamenti a Roma. In particolare i 370mila euro serviti nel 2013 all’ex braccio destro della Raggi per comprare una casa nella zona di Prati Fiscali. Denari che secondo l’impianto accusatorio erano funzionali all’imprenditore per ottenere favori.