Romano, l’angolano prigioniero per 3 anni

27 Gennaio 2022

Riconoscimento anche ad Ampolo Rella. In prefettura le nipoti che ne hanno ricostruito gli spostamenti

CITTÀ SANT’ANGELO. Una medaglia alla memoria di Romano Ampolo Rella, cittadino angolano e prigioniero di guerra dal 1943 al 1946. Sarà consegnata questa mattina in prefettura alle nipoti Francesca e Mariateresa in occasione della Giornata della Memoria, alla presenza del sindaco di Città Sant'Angelo Matteo Perazzetti. Nativo di Gallipoli ma ben presto arrivato a Pescara, prima di trasferirsi in terra angolana nel 1977, Romano Ampolo Rella è stato catturato il 18 settembre del 1943 in Montenegro dopo la firma dell'armistizio con cui l'Italia si arrese agli Alleati.
La sua sfortuna, racconta la nipote Francesca, fu quella di trovarsi dall'altro lato della barricata, quando gli italiani divennero nemici dei Nazisti. Girò diversi campi tra la Germania, la Polonia e tutti i territori occupati dai tedeschi, tra cui quelli di Beniaminow e Sandbostel, dove venivano deportati gli Ini (Internati militari italiani). Le ricerche delle nipoti e dalla moglie Maria De Carlo, recentemente scomparsa, hanno fatto emergere la sua richiesta di rimpatrio, in qualità di prigioniero di guerra (uno status che agli Ini non veniva riconosciuto agevolmente) riportata su un registration form redatto ad Hannover il 19 giungo del 1946, dopo 3 anni di prigionia e a distanza di un anno e mezzo dalla fine delle ostilità.
«L'idea di ottenere una medaglia per ricordare la figura del nonno è nata durante una cena, durante la quale io e mia sorella abbiamo chiesto alla nonna sue notizie», spiega Francesca. «Il nonno è venuto a mancare l'8 luglio 2002, ma ricordo che non amava parlare del periodo di prigionia. Quando lo incalzavamo si limitava a liquidare il tutto con poche parole o al massimo ci raccontava i momenti meno tristi, anche per sdrammatizzare. Quando mangiava gli spaghetti fatti con le bucce di patate, il cibo dato a un amico e poco altro». E ancora: «Diceva che ebbe la fortuna di arrivare nei campi da ufficiale, ottenendo un trattamento diverso rispetto ai semplici prigionieri. Ma era chiaro che voleva solo addolcire la pillola». E conclude: «Dispiace che la nonna ci abbia lasciato lo scorso anno. Lei, che ha messo in moto tutta la macchina per arrivare qui, sarebbe stata fiera di questa medaglia. Io e mia sorella la ritireremo per loro, che dopo la guerra hanno felicemente vissuto per anni nella pace delle campagne angolane».