Rose rosse per l’ultimo bacio ad Anna

31 Agosto 2016

L’addio alla musicista e il dolore del fidanzato, le bare bianche dei bimbi. Il sindaco dell’Aquila: «Per noi lo stesso dolore»

INVIATO AD AMATRICE. Sulla bara numero 133 c’è un cuscino di rose rosse e gerbere mandato da Claudio. Gli “Amici di Borbona” hanno spedito fiori altrettanto belli. Una donna con l’abito del lutto e il volto tumefatto stringe una foto. È quella della figlia Anna Grossi, 21 anni, nella bara numero 133. Accanto le salme del fratello Franco, 23 anni, e della nonna Anna.

«Una famiglia distrutta dall’orrore del terremoto», sottolineano alcuni parenti arrivati nel pomeriggio da Montorio al Vomano. Una di loro ha in mano un palloncino bianco scarabocchiato con note musicali e una frase: “Ciao Anna, suona da lassù”.

Anna Grossi aveva studiato al Liceo musicale dell’Aquila e nel capoluogo abruzzese aveva tanti amici. Gli stessi che ieri hanno voluto portarle l’ultimo saluto. Suonava il flauto, Anna, e insieme al suo fidanzato Claudio Leonetti sognava una vita fatta di affetto e musica.

Claudio, studente al Conservatorio Casella dell’Aquila, assiste impietrito al funerale della sua Anna. Il giovane nella catastrofe ha perso anche i genitori e una sorella.

Sulle bare strette sotto al tendone gli oggetti di una vita che non c’è più, come un cappellino o una sigaretta. Due bare sono di colore bianco e accolgono i fratellini Ivan di tre anni e Vera Lu, che aveva cominciato a sorridere soltanto il 16 marzo, cinque mesi e otto giorni prima dell’orrore. Nel crollo della loro casa sono morti anche mamma e papà, Federicoe Beatrice.

Uno strazio, ma le lacrime per piangere non ci sono più. Come afferma il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi: «Non abbiamo più lacrime per piangere, ora abbiamo due possibilità: lasciarci sopraffare dallo sconforto o la possibilità di reagire e di dedicare il nostro tempo affinché la memoria di queste persone sia ricordata con l’opera dell’uomo. E noi lo faremo. Questa gente è morta perché amava la sua terra e noi vogliamo restare qui».

La tensostruttura dove vengono celebrati i funerali è gremita anche dai soccorritori e dai volontari abruzzesi. Tanti, arrivati dalle quattro province. Non mancano i rappresentanti delle forze dell’ordine, a cominciare dal colonnello Antonio Servedio, comandante provinciale dei carabinieri dell’Aquila. Ai soccorritori e alle forze dell’ordine è andato il pensiero di monsignor Giuseppe Molinari, arcivescovo emerito dell’Aquila e per anni vescovo di Rieti, e di Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno e già vescovo ausiliare nel capoluogo d’Abruzzo, presenti alle esequie.

Poco prima della cerimonia il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, incontra Fabrizio Curcio, capo del dipartimento della Protezione civile, offrendo aiuto per le popolazioni colpite dal sisma di una settimana fa. «Abbiamo la possibilità di smaltire macerie e rifiuti», fa presente Cialente. Che aggiunge: «La mia presenza ad Amatrice era doverosa in una giornata di dolore come questa. Dalla mattina della scossa, per me e per tanti miei concittadini, è tutto un deja vu. Avevo già partecipato al dolore di Ascoli e adesso partecipo a quest’altro dolore».

Cialente incontra anche Virginia Raggi. «Sono ad Amatrice per ricordare le centinaia di morti causati dal sisma, ho portato loro la vicinanza di tutti i romani», evidenzia la sindaca della capitale, «ho visto immagini di desolazione e distruzione, ma anche la testimonianza di tante persone e volontari che, insieme alla Protezione civile e alle istituzioni, si stanno impegnando in questi giorni per portare sollievo alle tante vittime del terremoto. C’è sofferenza, rabbia ma anche la richiesta di non essere lasciati soli».

Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, arrivato ad Amatrice insieme al presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio e al consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, non nasconde la commozione.

«Sono venuto a portare la vicinanza e la solidarietà dell’Abruzzo alla popolazione di Amatrice e alla comunità della regione Lazio», evidenzia D’Alfonso, «questa gente ha vissuto un fatto drammatico che ha provocato paura. Noi l’aiuteremo a ricreare questa comunità. Domani (oggi per chi legge, ndr) mi incontrerò con Errani e i presidenti delle Regioni Lazio, Marche e Umbria. Poi ci sarà la conferenza delle Regioni e mi incontrerò nuovamente con il presidente Renzi che ringrazio. Anche per l’Abruzzo serve la migliore copertura finanziaria possibile anche per non farci cogliere impreparati dall’orco, facendo per tempo un lavoro adeguato». D’Alfonso fa riferimento a possibili finanziamenti per la prevenzione sismica, che comprende anche l’adeguamento dei centri storici di molti comuni abruzzesi. Il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio De Crescentiis, ha voluto essere presente ai funerali: «Per la nostra martoriata provincia è stato un altro duro colpo. Con Amatrice e i paesi del circondario c’è stato sempre un legame molto forte. Per questo sono qui, per dare un segno di vicinanza alle popolazioni colpite dal sisma».

Mentre nella struttura allestita vicino al campo di calcio si celebrano i funerali, all’esterno, a sei giorni dalla terribile scossa, si continua a scavare alla ricerca dei dispersi. Una decina secondo la Protezione civile. E si continua a scavare senza sosta tra le rovine dell’hotel Roma.

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