Russo: oggi manca un posto così

I ricordi dell’imprenditore: «Un luogo all’altezza delle capitali del divertimento»
PESCARA. «Oggi manca un posto così», a Pescara. Per Michele Russo, imprenditore della comunicazione, la chiusura de La Fabbrica ha rappresentato una specie di spartiacque, nel mondo del divertimento pescarese, e non solo pescarese.
Quando La Fabbrica aprì i battenti, segnò la ripresa di un settore. «Dopo il Dc 10, il Lenny e l’Honeypot», che in questa zona sono stati punti di riferimento indiscussi per i giovani dell’epoca che frequentavano i locali da ballo, «c’era stato un calo, un momento di crisi delle discoteche. Io lo ricordo così, quel periodo», dice Russo. «Fu allora che arrivò La Fabbrica, la prima discoteca moderna, realizzata su più piani. Un locale innovativo, diverso rispetto ai precedenti», prosegue Russo facendo riferimento anche gli spazi all’aperto a disposizione di chi accedeva alla discoteca di viale Pindaro, e «lì si svolgevano i concerti. Era un posto all’altezza dei locali del nord», che faceva spiccare Pescara nel panorama nazionale, che attirava pubblico anche da fuori e non soltanto dall’hinterland.
«Ricordo che quando venivano degli amici qui a Pescara andavamo lì. E La Fabbrica piaceva, piaceva molto», prosegue l’imprenditore pescarese. Una particolarità era anche la posizione, che «dava sicurezza. La Fabbrica era in centro città ed era inserita in un contesto diverso rispetto ad altre discoteche che ci sono state in zona, specie quelle che erano state ricavate all’interno di palazzi, o che magari si trovavano in quartieri, in zone, meno centrali». Russo non ha dimenticato «le belle feste», il tempo trascorso in quel locale di tendenza, che non faceva rimpiangere «i fasti» del periodo precedente. Ma ora, se si volesse fare un paragone con un quegli anni, un posto così non c’è. (f.bu.)
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