«Sì, ho ucciso io quell’orso»

20 Settembre 2014

Messo alle strette l’operaio confessa: «Ho sparato, ma volevo solo spaventarlo»

PETTORANO SUL GIZIO. «Sono stato io a sparare ma il colpo è partito accidentalmente e non volevo ucciderlo». La confessione che ha chiuso il caso dell’orso trovato morto venerdì scorso nelle campagne di Pettorano sul Gizio è arrivata ieri pomeriggio nel corso dell’interrogatorio di Antonio detto Tonino Centofanti, il 61enne che aveva sempre negato ogni sua responsabilità. Messo alle strette dagli uomini del Corpo forestale, l’operaio dell’Anas, ha ammesso di aver sparato, ma che l'uccisione è stata solo un incidente, perché la sua intenzione non era quella di ammazzare l'animale, ma di spaventarlo e di farlo allontanare dalla sua abitazione.

A questo punto l’uomo rischia da 4 mesi a 2 anni di carcere, salvo ulteriori imputazioni che alcune associazioni ambientaliste insistono di contestargli. «Sono uscito con il fucile per difendere la mia famiglia e il mio pollaio poi quando mi sono trovato davanti l'orso ho avuto paura e indietreggiando mi è partito un colpo. Non pensavo di averlo colpito ma, quando lo hanno ritrovato morto, ho capito che il colpevole ero io». E’ uno dei passaggi delle dichiarazioni spontanee che Centofanti, ha fatto alla presenza del suo avvocato Valentino Zurlo e davanti al capo della procura di Sulmona, Aura Scarsella, che l’uomo ha voluto fosse presente durante la sua confessione. Il magistrato è giunto a Ponte d’Arce, la frazione di Pettorano sul Gizio dove abita il 61enne insieme a moglie figli e nipoti, intorno alle 14,30 quando pressato dalle domande della Forestale e messo di fronte alle tante contraddizioni emerse nel suo racconto, ha deciso di voler raccontare tutto ma solo con il pubblico ministero presente.

Ha parlato prima per un quarto d’ora in casa poi è stato accompagnato dagli inquirenti nel luogo, dove sarebbe avvenuto l’incontro ravvicinato con l’orso. Una sorta di incidente probatorio. E proprio davanti al pollaio realizzato nella parte posteriore della sua abitazione, ha raccontato la sua versione dei fatti, mimando il colpo di fucile che gli è partito in maniera accidentale, mentre indietreggiava per sfuggire all’orso che gli si era alzato davanti dopo aver decimato le sue galline. Una versione che ora dovrà essere confrontata con il quadro probatorio ricostruito dalla polizia giudiziaria del Corpo forestale dell’Aquila. Ma che mette fine alla vicenda, almeno per quanto riguarda le responsabilità dell’uccisione del plantigrado. Il colpo, secondo la Forestale, sarebbe stato esploso nella notte dell'11 settembre. La stessa notte, intorno alle 2.30, secondo il racconto che ha reso l'uomo alla stampa la mattina subito dopo il fatto, allertato da rumori nel pollaio, è uscito di casa per controllare e si è trovato a tu per tu con l'orso. In seguito il 61enne aveva dichiarato di essersi ferito cadendo all'indietro e perdendo i sensi e andando a farsi medicare al pronto soccorso dell'ospedale di Sulmona. Nei giorni successivi aveva anche avanzato, tramite il suo legale, richiesta di risarcimento dei danni fisici, morali e materiali, subiti dall’incontro ravvicinato con l’orso. Richiesta che, dopo le sue ammissione di responsabilità, dovrebbe essere ritirata. La svolta alle indagini si è avuta giovedì sera con il sequestro dei sei fucili da caccia trovati a casa dell’uomo, oltre alle piume e al mangime. Reperti che dovranno essere comparati con i resti di cibo e organici trovati all’interno dello stomaco dell’orso nel corso dell’esame necrologico in corso all’Istituto zooprofilattico di Grosseto. Esame che ha portato anche al recupero di due dei quattro pallettoni andati a segno che facevano parte dei dieci che conteneva la cartuccia esplosa dal fucile che ha ucciso l’orso.

Prove e risultati che la Forestale avrebbe utilizzato nel corso dell’interrogatorio per mandare in contraddizione l’uomo che alla fine è crollato ammettendo ogni responsabilità. Ai dirigenti del Corpo forestale dell’Aquila e a tutti gli uomini che hanno contribuito a portare a termine l’inchiesta con l’individuazione del responsabile in pochissimi giorni, sono arrivati anche i complimenti da parte del capo del corpo forestale dello Stato Cesare Patrone, il quale ha provveduto subito a informare del brillante risultato dell’inchiesta Il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina e il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

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