Sacchi a pelo nel palasport di Penne
I soccorritori dormono poche ore e poi risalgono a Rigopiano
Speranza e disperazione, gioia e stanchezza. Sono tante le sfaccettature e i sentimenti che si alternano al palazzetto dello sport di contrada Campetto, in questi giorni diventato sede del Centro operativo multicomunale dell'emergenza. La struttura è stata divisa in settori: da una parte i giornalisti, assiepati sugli spalti, in mezzo al campo i soccorritori e tutti gli uomini che dirigono la macchina organizzativa degli interventi. Davvero straordinarie la volontà e le storie dei soccorritori. Sono i più disponibili, i meno arroganti e soprattutto accomunati da un unico grande obiettivo: lavorare per salvare quante più vite. Dormono poche ore nei sacchi a pelo posizionati sul parquet e poi di corsa ripartono per gli interventi di soccorso. «Scaviamo a mano e con le pale tra macerie e neve e seguiamo le tracce», così ha raccontato venerdì pomeriggio Alessandro Massa, membro del soccorso alpino di Ivrea, «Si lavora dall'esterno verso l'interno della struttura. La difficoltà maggiore che abbiamo è riuscire a spostare tutta quella neve. Procediamo con mani e pale, sono questi gli strumenti. I pali della struttura vengono tagliati con le motoseghe in piccoli pezzi. Vengono usate solo sonde da valanghe e pale, le termocamere non servono perché siamo in un ambiente freddo, non come nelle situazioni di terremoto. È una valanga e c'è una casa (l'Hotel Rigopiano) che è stata travolta». Nella zona riservata ai membri del Com arrivano di tanto in tanto anche persone che chiedono aiuto per svariate esigenze e i parenti dei dispersi. (f.bel.)

