Sala, il ricercatore che ridà la speranza ai malati di tumore

Pescarese di 52 anni, docente all’Università D’Annunzio Il suo lavoro finanziato dalla Fondazione per la ricerca
Ci sono diagnosi e numeri a rendere evidente quanto sia necessaria la ricerca, ancor più quando è indipendente, condotta da ricercatori coraggiosi che pongono la salute pubblica al di sopra di ogni altro interesse. Come Gianluca Sala, 52 anni, pescarese, ricercatore e professore associato di biochimica all'università D'Annunzio impegnato in progetti di ricerca e sviluppo pre-clinico di nuovi anticorpi monoclonali. Sala è anche uno dei testimonial della Campagna Nazionale Airc, la Fondazione per la ricerca sul cancro. L’ultimo studio è contro i tumori cerebrali. «Stiamo sviluppando a livello pre-clinico un farmaco che è basato su anticorpi monoclonali e uno dei tumori su cui lo stiamo testando, sempre con metodi sperimentali, è il neuroblastoma, uno dei più aggressivi dei tumori celebrali».
Di cosa si tratta?
Nel mio caso sono studi in cui noi cerchiamo di testare un prototipo di farmaco, nel caso specifico parliamo di un anticorpo monoclonale, una sorta di chemioterapia mirata. Attraverso i nostri studi cerchiamo di validare le potenzialità di un farmaco di questo tipo.
Ci spieghi meglio.
Per capirci, farmaci molto simili, costruiti alla stessa maniera, su altri bersagli terapeutici, adesso sono stati approvati in clinica e stanno dando un enorme successo.
In un laboratorio di ricerca universitario, finanziato da Airc, il tipo di ricerca è pre-clinica e utilizza solo modelli sperimentali, non sull’uomo.
Proprio così. Cerchiamo di capire il meccanismo d’azione e soprattutto quali possono essere poi i pazienti che meglio potrebbero beneficiare di un farmaco di questo tipo.
Non solo tumore celebrale quindi.
No, il farmaco che stiamo sviluppando lo stiamo testando anche su altri modelli, come il tumore della pelle, il melanoma, e recentemente, lo stiamo provando nel carcinoma della vescica che è un tumore molto più frequente di quelli celebrali e dove questo bersaglio terapeutico sembra avere un ruolo importante e quindi possiamo pensare che il nostro farmaco possa funzionare.
Parallelamente, insieme alla sua equipe, sta portando avanti ulteriori studi per capire se la proteina LGALS3BP, presente nel nuovo farmaco, possa anche funzionare come biomarker per la diagnosi precoce e per il controllo della malattia. È così?
Il nuovo studio è concentrato su una proteina che si trova nei fluidi corporei come ad esempio il sangue e l’urina. Questo ci permette di poter analizzare, dosare, la presenza di questa proteina nel corpo e di capire se essa può essere utilizzata in alcuni tumori.
Potrebbe essere una rivoluzione clinica, un mezzo utilissimo per la prevenzione. Un’analisi a livello ematico e non con esami invasivi.
Sì, è la parte importante, nuova, dei nostri studi, poter monitorare attraverso la biopsia liquida, sangue e urina appunto, la presenza della proteina e quindi del tumore.
L’incidenza dei casi di cancro è purtroppo in crescita: lo scorso anno in Italia ci sono state circa 395mila nuove diagnosi – 208mila negli uomini e 187mila nelle donne-, più di mille al giorno. Negli ultimi tre anni si è registrato un incremento di oltre 18mila casi. A fronte del maggior numero di diagnosi si registrano però importanti progressi nella sopravvivenza, grazie a cure più efficaci e alla prevenzione delle recidive. Giusto?
L’incidenza dei tumori può essere dovuta a tanti fattori, primo fra tutti è l’aumento della vita media. È importante vedere che se da un lato è aumentata l’incidenza, i dati sulla mortalità sono incoraggianti perché in realtà, negli ultimi venti anni, si è osservata una diminuzione della mortalità e questo grazie al lavoro che fa Airc, cioè migliorare la capacità di diagnosi precoce, intercettare il prima possibile i tumori e aumentare l’efficacia terapeutica.
Parliamo di immunoterapia e medicina personalizzata?
Sì, quindi il cancro lo curiamo sempre meglio e, grazie alle diagnosi precoci e alle campagne di screening su cui Airc lavora moltissimo, la mortalità è in diminuzione. Risultati migliori per alcuni tipi di tumore meno per altri, però globalmente “il trend, e questi sono dati incontrovertibili, è in controtendenza sulla mortalità. Quindi il lavoro che fa la ricerca e che fa Airc va in questa direzione.
Sulla prevenzione si può fare ancora meglio secondo lo studioso pescarese che però evidenzia un dato preoccupante, quello sull’incidenza dei tumori nella popolazione dei giovani-adulti, tra i 19 e i 35 anni.
Effettivamente si è notato negli ultimi 20 anni un importante aumento, ora oggetto di studio, perché problema rilevante, per capire quali siano le cause dietro a questo aumento.
Un’incidenza su cui Airc sta già studiando. Nelle donne l’aumento è principalmente nel tumore del seno, mentre per gli uomini del testicolo.
C’è un sospetto, senza creare allarmismi, che potrebbe trattarsi anche del cambiamento nel tipo di alimentazione e, per quanto riguarda il carcinoma nella mammella, una delle potenziali cause potrebbe anche essere il cambiamento dell’età genitoriale. Le donne tendono a fare figli in età più avanzata e questa potrebbe essere una delle cause.
Non sono dati sicuri, ma ciò che è certo sono i numeri sull’incidenza dei tumori nel mondo in questa fetta di popolazione.
Non dobbiamo però allarmarci, l’importante è fare prevenzione. Sono noti i principali fattori di rischio, dallo stile di vita - il fumo è la principale causa dell’aumento dei tumori - così come l’alimentazione e l’abuso di alcool. Ma la parola d’ordine è prevenzione.
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