Sale scommesse, l’allarme suona per contestare la nuova tassa
Si annuncia una nuova tassa a carico delle agenzie di scommesse. Ecco perché la protesta organizzata ieri pomeriggio a livello nazionale ha toccato anche Pescara dove gli operatori hanno fatto...
Si annuncia una nuova tassa a carico delle agenzie di scommesse. Ecco perché la protesta organizzata ieri pomeriggio a livello nazionale ha toccato anche Pescara dove gli operatori hanno fatto suonare il sistema di allarme delle sale, per far sentire la loro voce. La tassa ventilata dal governo sarebbe pari allo 0,75% sulla raccolta delle scommesse sportive e servirebbe ad alimentare il Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale. Se andasse in porto una proposta del genere, si legge in una nota degli operatori, le aziende si sentirebbero penalizzate perché il settore delle scommesse sarebbe l’unico a subire un aumento fiscale durante il periodo di crisi, con il paradosso che il Fondo andrebbe a finanziare i professionisti del calcio.
A rendere noti i motivi della protesta è Gianfranco Francioni, del punto vendita scommesse Eurobet che si trova sulla Tiburtina, al civico 142. «Le nostre attività, dice, sono state spremute dal governo che prende già quello che prende. Per colpa del virus siamo chiusi da due mesi, non abbiamo incassato un centesimo. Non solo non abbiamo ancora aperto, ma non sappiamo quando avverrà la riapertura, e se per il nostro personale abbiamo chiesto la cassa integrazione, per noi sono previsti 600 euro. Ora, poi, ci viene prospettato l’aumento delle tasse. È un problema molto sentito, all’interno della categoria, e anche noi abbiamo aderito».
«Stiamo lottando per sopravvivere», prosegue la nota diffusa a livello nazionale, «e il governo pensa di “regalarci” un aumento delle imposte». Dopo aver attivato i sistemi di allarme dei locali, la categoria è pronta a qualsiasi azione per arrivare al ritiro della proposta. (flavia buccilli)
A rendere noti i motivi della protesta è Gianfranco Francioni, del punto vendita scommesse Eurobet che si trova sulla Tiburtina, al civico 142. «Le nostre attività, dice, sono state spremute dal governo che prende già quello che prende. Per colpa del virus siamo chiusi da due mesi, non abbiamo incassato un centesimo. Non solo non abbiamo ancora aperto, ma non sappiamo quando avverrà la riapertura, e se per il nostro personale abbiamo chiesto la cassa integrazione, per noi sono previsti 600 euro. Ora, poi, ci viene prospettato l’aumento delle tasse. È un problema molto sentito, all’interno della categoria, e anche noi abbiamo aderito».
«Stiamo lottando per sopravvivere», prosegue la nota diffusa a livello nazionale, «e il governo pensa di “regalarci” un aumento delle imposte». Dopo aver attivato i sistemi di allarme dei locali, la categoria è pronta a qualsiasi azione per arrivare al ritiro della proposta. (flavia buccilli)

